PUNK in SIBERIA parte 1(5)

RUSSIA - SIBERIA

RUSSIA – SIBERIA

Siberia. Che cosa evoca nella nostra immaginazione? Spazi sterminati, natura incontaminata, freddo, neve, esilio, deportazioni, campi di prigionia e… gruppi punk! Sì, perchè In Siberia, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 si è sviluppata un’originalissima scena punk, a totale insaputa del resto del mondo.  Città come Omsk, Novosibirsk, Tyumen, Barnaul… alla maggior parte delle persone non dicono niente, ma alcune superano il milione di abitanti. Sono brutte metropoli industriali in mezzo al nulla dove la popolazione vive in condizioni climatiche estreme. Se ad un simile contesto di grigiore ed isolamento aggiungete l’assenza di libertà tipica della vita ai tempi del socialismo reale avrete un quadro – per quanto agghiacciante – piuttosto realistico di che cosa significasse vivere in Siberia negli anni ’80. Ma facciamo qualche passo indietro, per capire come il punk ci sia potuto arrivare fino in Siberia…

Egor Letov

Egor Letov

  1. ANARCHY IN U.S.S.R.

Quando di sottocultura punk se ne inizia a parlare, per i media dell’Unione Sovietica è una moda abietta, simbolo della decadenza culturale e morale dell’occidente capitalista. La stampa di regime definisce i punk fascisti, violenti, reazionari. D’altronde, la svastica che Johnny Rotten sfoggia al braccio – dicono i sagaci commentatori sovietici – parla da sé.

Feddy Lavrov alla fine degli anni ’70 è un adolescente di Leningrado (l’odierna San Pietroburgo), la capitale più occidentale e vivace della Russia sovietica. E’ lì che il punk in Russia muove i primi passi. Feddy, che oggi è un brillante cinquantenne che lavora nel campo dell’arte, ci ha raccontato il suo incontro con il punk: “La prima volta in assoluto, ne ho sentito parlare come di una “nuova moda” nel 1977, in un numero della rivista satirica sovietica chiamata “Krokodil” (divertente il titolo di questa rivista se si pensa che alcuni decenni dopo krokodil sarebbe diventato il nome di una droga terribile e tristemente nota qui in Russia…). Comunque sia, in quella rivista il punk non veniva nemmeno scritto “punk”:  il suo nome era traslitterato in russo, quindi era scritto pank con la a! Stesso discorso per i nomi dei gruppi come Stranglers (che diventavano gli strangolatori), i Dead Boys (i ragazzi morti) e i Damned (i dannati), definiti dall’autore dell’articolo come “band jazz che hanno inventato un nuovo stile e si esibiscono sul palco con tagli di carne fresca appesa al collo”. Cooosa? Che potevamo pensare di questo nuovo genere di musica? BoH! Non ne capivamo niente. Considerate che a quell’epoca il governo aveva paura della musica rock in generale, figuriamoci di questo genere così strano e nuovo di zecca….

Ai tempi dell’URSS suonare rock in pubblico e far circolare senza permesso le registrazioni della propria band, è un reato. Se poi si tratta di dischi occidentali, le pene si fanno decisamente più severe. Perchè il mercato discografico in Unione Sovietica è gestito da un’unica casa di produzione di Stato, la Melodya, che decide ciò che la popolazione può e non può ascoltare.  E il punk non lo può assolutamente ascoltare.

La televisione ad un certo punto – continua Feddyci ha fatto vedere dei “veri punk” per le strade di Londra. Lo scopo era quello di mostrarne lo squallore, la volgarità, affinché la brave famiglie sovietiche esclamassero: dio che orrore questi punk!” e gli adolescenti come me, ne restassero terrorizzati per tutta la vita… o cose del genere, ma insomma… la tv di stato spesso commetteva queste ingenuità tutte sovietiche. Così il risultato di quella visione fu che qualcosa si accese dentro di me.  Avevo 13 anni e corsi da mia madre urlando: “Ehi, mamma! D’ora in poi sono un punk!”. Lei non capì, ma fu così intelligente da intuire che fosse qualcosa che avesse a che fare con la musica. Mi comprò quindi una batteria ed altre attrezzature per suonare. Sono stato davvero fortunato! Ma che cosa potevamo fare come gruppo punk in Unione Sovietica alla fine degli anni ’70? Beh, suonare chiusi in casa. I concerti dal vivo non erano ammessi senza autorizzazione ed ogni infrazione in questo senso era perseguita. Anche la registrazione casalinga era illegale, ma sono riuscito ugualmente  a mettere insieme un studio artigianale e così ho subito iniziato a registrare le prove del mio gruppo, gli Otdel Samoiskoreneniâ – il dipartimento dell’autosradicamento”.

Otdel Samoskoirrenenia

Otdel Samoskoirrenenia

L’arte di arrangiarsi è decisiva per le prime punk band russe. Strumenti e amplificatori sono sostanzialmente irreperibili in Urss, e se lo sono costano svariati mesi di stipendio: “Tutto quello che avevo – dice Feddy – era un registratore monofonico con nastri da 6mm e una serie di piccoli mixer a 3 canali messi in linea in modo da poter collegarci tutti gli strumenti e i microfoni. Non avevamo ampli e nemmeno effetti per le chitarre. Anche queste ultime erano realizzate artigianalmente: per quanto mi riguarda ho costruito due bassi e tre chitarre! Tutti erano autentici pezzi di art-brut! Fuori, intanto, la polizia era ovunque, prelevava punk e hippie direttamente dalla strada e ne collezionava le foto segnaletiche…”.

C’è da dire che l’amico Feddy, precoce punk dell’Urss, vive a Leningrado, a due passi dall’Europa, in una delle città più culturalmente vivaci dell’impero, e di certo orientata verso le mode occidentali. Nella capitale, a Mosca, il punk, nei primi anni 80, non ha grossa diffusione tra gli appassionati di musica rock, rimanendo avvolto da un alone di leggenda, ma anche di diffidenza.

Artemy Troisky, il grande divulgatore del rock russo degli anni ’80, ci spiega un po’ il perché di questa diffidenza nei confronti del punk anche da parte dei rocker sovietici: “Ci sono fondati motivi per cui il punk e la new-wave (al contrario per esempio del rock progressivo) impiegarono tanto tempo per sfondare in Urss. La  ragione principale è psicologica: essendo sempre stati ridotti al rango di cugini poveri della cultura “vera”, i nostri rockers erano portati alla ricerca di un certo “prestigio”, e intendo con ciò arrangiamenti musicali complicati, virtuosismo tecnico, testi poetici e abiti eleganti. Il pathos anarchico, la sciatteria e l’approccio amatoriale nella musica rock, così popolari in occidente dal 77 in poi, erano estranei ai nostri musicisti. Mentre per Johnny Rotten poteva essere un segno di affermazione essere chiamato punk, reietto, brigante e pezzente dalle generazioni più anziane, i nostri rocker erano stati indicati con appellativi del genere per anni, senza motivo, e volevano sbarazzarsi di questa fama […].Erano come bambini desiderosi di approvazione da parte dei propri genitori…”.

Otdel Samoskoirrenenia

Otdel Samoskoirrenenia

Malgrado questo disinteresse, ed anzi questa ostilità dei rockettari russi per il punk, qualcuno che va fuori di testa per questo stile, oltre a Feddy Lavrov, c’è e si chiama Andrei Panov, che la leggenda vuole essere il primo vero punk-rocker di Leningrado.

Folgorato dalla notizia che da qualche parte in occidente è esistito un gruppo irriverente chiamato Sex Pistols, il diciannovenne Andrev – detto il Suino – decide, nell’estate del 1979, di mettere in piedi una rock band il cui nome sarebbe stato la traduzione, più o meno fedele, di Pistole del Sesso. Purtroppo, forse per incomprensioni linguistiche, non trova nome migliore di Avtomaticheskiye Udovletvoriteli  “I soddisfatori automatici”. Come nel caso di Feddy Lavrov e dei suoi Otdel Samoiskoreneniâ fino alla fine degli anni 80 i Soddisfatori Automatici furono un gruppo fantasma, un nome negli elenchi della polizia segreta più che una vera e propria realtà musicale. I componenti della band, come da tradizione punk, avevano altisonanti nomignoli offensivi: Andrev era appunto “il Suino”, poi c’erano “Pinochet”, “Il Fruscìo” e “Rabbioso”. Le loro canzoni avevano nomi stupidi e sciatti come “Nonsenso”, “Risata”, “Cagna” e “Ubriachezza”. Panov era un personaggio irriverente, un Johnny Rotten comunista, per il quale il punk non aveva nulla di politico, ma era solo provocazione estetica e rifiuto della tradizione musicale russa.

Avtomaticheskiye Udovletvoriteli

Avtomaticheskiye Udovletvoriteli

  1. TUTTO STA ANDANDO SECONDO I PIANI

Suino e Feddy a parte, il punk-rock, nelle capitali della Russia sovietica alla fine degli anni ’70, non prende piede: praticato da quattro gatti e principalmente per imitazione di una moda occidentale, resta un genere esotico, drasticamente underground.

Il punk vero, quello che non è una posa né una forma di emulazione, ma una questione esistenziale e politica – e quindi una cosa molto pericolosa in Unione Sovietica – diventa affare dei provinciali. E quindi dei Siberiani.
Cos’è la Siberia? Tutto il resto della Russia, dagli Urali verso est! Terra di miniere, tetri kombinat industriali e campi di prigionia. In siberia si vive di merda e lontani da tutto. La vodka è il principale conforto dell’uomo sovietico, ma anche il primo chiodo della sua bara. E in Siberia non c’è molto altro da fare che bere vodka. E nelle cucine, dove si scolano fiasche di torcibudella artigianale, si discute, si litiga o si fa filosofia da ubriaconi; al riparo delle mura domestiche si coltiva un’insofferenza amara, un odio stanco ormai masticato e rimasticato per il partito, per i governanti, per la vita.
Un economista del tempo – uno di quei tizi che si arrovellavano per capire perché un diavolo di niente funzionasse nel sistema del socialismo reale – ci descrive l’aria che si respirava nella provincia dell’impero sovietico alla metà degli anni ’80, qualche tempo prima della sua rovinosa caduta:

L’apatia, l’indifferenza, il furto, la mancanza di rispetto per il lavoro onesto sono diventati fenomeni di massa e al tempo stesso vi è un odio aggressivo verso chi guadagna molto, anche se guadagna onestamente. Sono apparsi i segni di una degradazione quasi fisica in una parte significativa del popolo sul terreno dell’alcolismo e dell’ozio. Infine vi è una mancanza di fiducia verso gli scopi proclamati e i disegni volti ad affermare che è possibile un’organizzazione della vita economica e sociale più razionale”.

Egor Letov

Egor Letov

Se c’è qualcuno che è stato capace di trasformare in poesia questa negatività, questo malessere esistenziale caratteristico dell’ultimo decennio di socialismo reale in Russia, questo qualcuno si chiama Igor’ Fëdorovič Letov.

Egor Letov, non fu soltanto il personaggio chiave della scena punk siberiana, ma un vero e proprio eroe per tutti i giovani dissidenti della Russia sovietica. Il nome di Letov e dei suoi Grazhdanskaya Oborona (Difesa Civile) lo si trova scarabocchiato ovunque nelle città russe di quegli anni.

Letov nasce nel 1964 ad Omsk, in Siberia, e si appassiona fin da piccolo alla musica grazie al fratello maggiore Sergei, che diventerà un rinomato sassofonista jazz negli anni a venire. All’inizio degli ’80 Egor effettua le sue prime registrazioni amatoriali in casa: canta, suona la chitarra e, come percussione, usa una valigia vuota.

Grazhdanskaya Oborona

Grazhdanskaya Oborona

Forma i Grazhdanskaya Oborona nel 1984, con l’aiuto dell’amico Konstantin Ryabinov al basso. La prime registrazioni dei Grob – abbreviazione di Grazhdanskaya Oborona ma anche “bara” in russo – risalgono al 1985. Qualcuna di queste cassette malamente registrate passa di mano in mano tra amici e conoscenti fino a cadere in quelle sbagliate: il KGB di Omsk diventa subito fans della band e dimostra il suo apprezzamento spedendo Letov in un ospedale psichiatrico e Ryabinov nell’esercito. Qualche mese dopo Letov esce dal manicomio (nel quale è stato sottoposto ad una “cura“ a base di psicofarmaci che gli ha causato danni permanenti alla vista); nel frattempo, ha maturato un odio viscerale per il regime sovietico e decide di dedicarsi anima e corpo alla band; per tutta la seconda metà degli anni ’80 sarà un fiume in piena: comporrà centinaia di canzoni, spesso suonandole e registrandole da solo con l’aiuto di strumenti di fortuna.

I testi dei pezzi dei Grazhdanskaya Oborona sono poetici, allucinati, visionari, venati di un profondo senso di sconfitta, di nichilismo, ma anche di odio, disprezzo e derisione del sistema sovietico. Le attenzioni del KGB nei confronti di Letov non si allentarono mai, ma lui non si fece intimidire e non conobbe tregua.  Nel 1988 ad esempio, tallonato dalla polizia, riesce a tornare in gran segreto a Omsk, per incidere tre album in tre giorni. In un giorno registra la batteria, il successivo il basso e la chitarra, quello dopo voce e assoli (contemporaneamente!). Poi se la dà a gambe e fa perdere le proprie tracce. Uno di questi tre album si intitola Vsë idët po planu (Tutto sta andando secondo i piani):

La chiave per i nostri confini è stata spezzata in due

Nostro Padre Lenin è rinsecchito

E’ ricoperto di una patina di muffa e miele selvatico

La Perestroika è in corso, tutto sta andando secondo i piani.

Il fango si è trasformato in ghiaccio, tutto sta andando secondo i piani.

Il mio destino chiede un po’ di riposo.

Ho promesso che non parteciperò al gioco della guerra.

Ma il mio berretto è un berretto da militare e sopra c’è un martello e una falce e una stella

Come faccio? C’è un martello, una falce e una stella.

Si agita il fuoco delle più fulgide attese, tutto sta andando secondo i piani.

Solo nostro nonno Lenin era un buon leader

Tutti gli altri sono merda.

Tutti gli altri sono nemici e stronzi maledetti

Sulla nostra patria, sulle terra dei nostri padri, sta scendendo una folle neve.

Ho comprato una copia della rivista “Corea” anche loro hanno il meglio

Hanno il compagno Kim Il-sung, stanno bene come stiamo noi.

Sono sicuro, è così, tutto sta andando secondo i piani.

Beh, quando arriveremo al comunismo tutto sarà fottutamente grande.

Ci si arriverà presto, non ci resta che aspettare.

Tutto sarà libero allora, tutto sarà ad un livello superiore.

Probabilmente non avremo più paura di morire.

Mi sono svegliato all’improvviso nel cuore della notte e ho tirato un respiro di sollievo,

mi sono reso conto che tutto sta andando secondo i piani.

>> Continua >>

Articolo di Stiopa & Sarta
Kalashnikov collective

SOLCHI SPERIMENTALI ITALIA. 50 anni di italiche musiche altre. – Antonello Cresti

italia_cover-solchi-sperimentali16x22-fronte

Solchi sperimentali Italia. 50 anni di italiche musiche altre.” di Antonello Cresti è un’accurata ricerca sulle realtà musicali italiane inconsuete dagli anni ’60 ai giorni nostri. Nomi di illustri sperimentatori si alternano a misconosciuti musicisti dal talento straordinario. Il passato musicale italiano incontra il presente senza una stucchevole necessità cronologica. Progressive, industrial, ambient, rock, neo classica, elettronica,… qualunque genere è raccolto in questo prezioso libro che dischiude al lettore un mondo spesso sconosciuto e troppo sottovalutato: la musica italiana.

Claudio Rocchi

Claudio Rocchi

La qualità e la quantità degli artisti analizzati e citati stupisce. Le tante interviste ne approfondiscono i progetti morti o tutt’ora attuali. Fra i numerosi musicisti presi in esame ecco alcuni nomi scelti a caso:  Atrax Morgue (uno dei più nichilisti autori di musica disturbante, morto suicida nel 2007),

(curioso mix fra folk e musica death metal in dialetto siciliano), Gianluca Becuzzi (il prolifico sperimentatore il cui nome è legato ai Limbo e a una stagione dei Pankow. Tutt’ora attivo anche come Kinetix), Lino Capra Vaccina (musicista a 360° il cui ultimo album “Arcaico Armonico” è del 2015), Faust’O (personaggio fondamentale della new wave italiana negli anni 80), Michele Fedrigotti e Danilo Lorenzini (raffinati pianisti e compositori prodotti da Franco Battiato), Living Music (una sorta di comune musicale da cui transitarono numerosi talenti musicali), Larsen Lombriki (le cui bizzarre performance alternavano genialità e demenzialità), Officine Schwartz (fra le prime band italiane che abbinarono la musica Industrial e l’arte performativa nei loro spettacoli dal vivo), Claudio Rocchi (scomparso nel 2013 e omaggiato dal tour “Solchi sperimentali Italia”), Massimo e Giancarlo Toniutti (le cui ricerche musicali si basano su stratificazioni di suoni), Gianni Maroccolo (storico membro dei Litfiba e CSI, ma di cui spesso si ignorano i progetti solisti e le collaborazioni), lo scapestrato pittore e regista Mario Schifano (il cui album “Le stelle” viene ideologicamente preso come capostipite della musica sperimentale italiana).

Solchi sperimentali Italia.” in poco più di un anno si è trasformato in un progetto multimediale grazie all’inaspettato successo e all’intelligenza di Cresti che ha promosso il libro tramite un estenuante tour per l’Italia. Ogni data era accompagnata dall’esibizione di uno o più musicisti menzionati nel libro.

Solchi sperimentali Italia.” è ora anche un canale youtube che fotografa lo stato delle italiche musiche “altre” come ama definirle Cresti.  E’ anche un’etichetta discografica, una web radio e una collana editoriale, ma soprattutto diventerà un DVD che conterrà video, interviste e materiali esclusivi di circa 200 artisti italiani. Non un mero documentario ma un vero e proprio film visionario e surreale diretto dal regista Francesco Paladino.

Qui il canale youtube di Solchi Sperimentali Italia.

Qui la pagina Facebook di Solchi Sperimentali Italia.

Qui il progetto Solchi Sperimentali Italia – il film.

Le putte di VIVALDI

FABIO BIONDI - IL DIARIO DI CHIARA

Nel Settecento, a Venezia, dilagava la prostituzione.
I figli illegittimi e i neonati indesiderati venivano abbandonati davanti alle porte degli ospedali. Questi istituti, fin dal Sedicesimo secolo, si occupavano di crescere gli orfanelli con “l’alto e nobile obiettivo di farne esseri utili alla società con scopi pratici o artistici”.
Questo scrive Fabio Biondi – il famoso direttore dell’orchestra barocca “Europa Galante” – nella presentazione del “Diario di Chiara”.

Chiara (anche conosciuta come Chiaretta e poi come Chiara del Violin), lasciata nel 1718 all’età di due mesi sulle scale del pio istituto della Pietà di Venezia, divenne una brillante violinista. Brillante come tutte le altre “putte della Pietà”: orfanelle famose in tutta Europa per la loro voce e il loro talento di strumentiste (figlie di coro, venivano chiamate).
Per tenerle lontane dalle tentazioni e dai comportamenti impudichi, venivano segregate nell’istituto come monache di clausura. Le uniche persone fuori della Pietà con cui potevano avere contatti erano gli insegnanti di musica, che le istruivano con grande dedizione.
Gli ospedali erano diventati veri e propri conservatori. I loro maestri erano i migliori e più famosi compositori veneziani del tempo. Alla Pietà si sono susseguiti Giovanni Porta, Antonio Martinelli, Andrea Bernasconi… e naturalmente Vivaldi.

Le “putte” si esibivano in chiesa, durante le varie ricorrenze religiose, separate da grate che impedivano loro qualunque contatto, anche visivo, col pubblico. Il pubblico stesso non poteva commentare o applaudire quelle mirabili esecuzioni: per manifestare apprezzamento, gli ascoltatori si ingegnavano di muovere un poco le seggiole o di schiarirsi la gola. E questo era sufficiente. Le orfanelle sapevano di essere al centro dell’attenzione: quegli scricchiolii, quei colpi di tosse equivalevano a un fragoroso battimano.
Erano vere e proprie star, chiamate a esibirsi in occasione della visita di importanti nobili europei che non potevano lasciare Venezia senza prima averle ascoltate. Per più di un secolo furono il fiore all’occhiello della Serenissima, citate dai grandi estimatori di musica sia a Vienna sia a Londra.

Chiara Piccolo - IL DIARIO DI CHIARA

Chiara Piccolo – IL DIARIO DI CHIARA

Il loro fascino cresceva con il loro mistero. Se qualche nobiluomo, tormentato da struggente desiderio per una voce di donna di cui poteva solo immaginare il corpo, chiedeva in sposa una delle talentuose orfanelle, lei doveva impegnarsi formalmente a non dedicarsi più alla musica. Guadagnava così una dote, ma perdeva tutta la sua arte, tutta la sua fama.

Non successe a Chiara, che passò la sua vita nell’istituto della Pietà. Fu allieva di un’altra figlia di coro (Anna Maria, a sua volta allieva di Vivaldi) e raggiunse una fama considerevole grazie al mirabile virtuosismo con cui suonava il violino. Vivaldi stesso compose “per la sig.ra Chiara” un impegnativo concerto per violino e orchestra. Quando, con grande rammarico delle “putte”, Vivaldi andò a Vienna e non fece più ritorno a Venezia, un altro quotato insegnante, Antonio Martinelli, compose per Chiara (ormai quarantenne) bellissimi concerti per viola d’amore. E Chiara divenne una virtuosa anche della viola d’amore.
Quando la moda cambiò e i Veneziani s’invaghirono del canto napoletano e dello stile galante, si dimenticarono di Vivaldi e dei suoi epigoni, ma non di Chiara e del suo talento.
Purtroppo la consapevolezza di questo talento portò Chiara e le altre figlie di coro a scontrarsi con l’insegnante napoletano di quegli anni, ritenuto (ingiustamente) un mediocre compositore in quanto “non cantante”. Per orgoglio assunsero loro la direzione del coro della Pietà, ma questo non riportò l’ospedale ai fasti della prima metà del secolo. Il pubblico affluente, diminuito irrimediabilmente dopo il 1750, divenne solo un ricordo.

Chiara, maestra di violino della Pietà, morì nel 1791, a 73 anni. Da povera orfanella venne elevata a virtuosa strumentista, conosciuta in tutta Europa e rinomata come una rockstar; nonostante la sua vita monastica, si ritrovò al centro delle rivoluzioni musicali che scossero il Settecento; fu protagonista della ribellione contro l’autorità negli anni in cui veniva contestato il ruolo dell’insegnamento; fece parte dell’autogestione di uno storico e rinomato conservatorio veneziano; passò gli ultimi anni della sua vita come una maestra in declino, che ricorda i bei tempi passati, i suoi successi e le sue sconfitte.

Oggi il conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia custodisce il diario di Chiara, un quaderno di spartiti su cui la grande violinista si esercitava. Si tratta di composizioni a lei dedicate dai suoi maestri.
Fabio Biondi ha voluto renderle omaggio, incidendo con la sua orchestra Europa Galante nove concerti del repertorio che l’avevano resa famosa e reso grande l’istituto della Pietà.
Biondi, inoltre, ha prodotto una breve fiction, allegata al CD, diretta da Lucrezia Le Moli e sceneggiata da Amedeo Guarnieri (partendo da un’idea dello stesso Biondi), che ha per protagonista Chiara: la giovane violinista, che racconta gli anni dei suoi successi, e la matura maestra, che fa il bilancio della sua vita.

THOSE POOR BASTARDS – Vicious Losers

2014 Vicious Loser Those Poor Bastards

Those Poor Bastards sono tornati a cantare le loro macabre ballate condite con tanto black humour.
I temi del loro ultimo lavoro (2014) sono già descritti nel bellissimo titolo: “Vicious Losers“. Sì, perchè il mondo a cui appartengono i Those Poor Bastards è fatto di perdenti, emarginati, alcolizzati, assassini e vagabondi, disprezzati da tutti, senza onore, ma sempre pronti a ballare sulle proprie miserie. La musica scava, come sempre, nelle origini del country- folk e del southern rock aggiungendo suggestioni gotiche che vanno, forse, ricercate nella letteratura (Poe, Lovecraft o il Nick Cave di “E l’asina vide l’angelo“) e nelle tradizioni dei reverendi/imbonitori che attraversavano le più bifolche campagne americane. I due componenti del gruppo (HellicksonLonesome” Wyatt e Minister) sembrano a tutti gli effetti dei predicatori indemoniati che cantano le debolezze dell’animo umano.

Vicious Losers” non aggiunge niente di nuovo rispetto ai precedenti album, ma si afferma il loro lavoro più riuscito dopo il loro capolavoro “Satan Is Watching You” del 2008.
Già nella prima canzone (“I am lost“) Lonesome Wyatt urla la sua sfortuna (“Bad luck / Bad luck / I’ve had lots of bad luck“) raccontano di come ogni suo sogno si sia trasformato in incubo e di come la sua anima sia ormai un pozzo vuoto che non può più essere riempito.
Ascoltando la pesantissima “Getting old” si sprofonda nella disperazione (“Is there a devil to return my youth / If I should give him my soul?“), mentre la successiva “Let us rot” è un cinico country gospel. “Give me drugs” è una canzonetta allegra e fischiettabile sulla tossicodipendenza. Probabilmente il brano più geniale dell’album. Seguono tre ballate country che potrebbero essere di Johnny Cash. Con “Born to Preach” le atmosfere tornano ambigue. La tetra e brevissima “Big Trees” precede “The only time I had” che ricorda “Rain Dogs” di Waits.


Wyatt prega Dio di liberarlo dalla noia nella bella “Loser’s Prayer“, mentre la scanzonata “Today I saw my Funeral” chiude l’album sperimentando suoni quasi noise. (Today I saw my funeral / There was no one around / Today I saw my funeral / It made me so ashamed / I realized the only thing / My life had brought was pain).

Those Poor Bastards si riconfermano i più disperati e i più genuini dei gruppi Gothic Country. L’alone di mistero che avvolge i due musicisti (Minister ha il volto coperto durante i concerti e non si conosce la sua vera identità, mentre leggenda vuole che Hellickson sia stato segregato durante la sua infanzia) e il loro lato scenografico (lunghi cappotti neri e cilindri in testa) arricchiscono il loro fascino.

Le bellissime copertine (stile weird tales) completano l’iconografia di un’ America passata, rurale e rozza, ossessionata da visioni bibliche e demoniache.

Did you know my cousin was a jailer?
He killed himself in prison long ago
To me, his fate, it seems so awful funny
Devoured by the rats, so I was told

I am lost

Those poor Bastards discography:

Those poor Bastards discography: “Behold The Abyss” 2012 – “Is This Hell?” 2011 – “Gospel Outtakes” 2010 – “Gospel Haunted” 2010 – “Black Dog Yodel” 2009 – “Abominations” 2009 – “The Plague” 2008 – “Satan Is Watching” 2008 – “Hellfire Hymns” 2007 – “Pills I Took” 2006 – “Songs Of Desperation” 2005 – “Country Bullshit” 2004

1.   I Am Lost
2.   Getting Old3.
3.   Let Us Rot
4.   Give Me Drugs
5.   All Dolled Up
6.   Lonely Man
7.   Strange Dark Night
8.   Born to Preach
9.   Big Trees
10. The Only Time
11. Trouble At Home
12. Loser’s Prayer
13. Today I Saw My Funeral

Sopra la demoniaca cover di  “I Walk The Line” (Johnny Cash) tratta da “Satan Is Watching You

Crooked Man” la loro canzone più famosa tratta sempre da “Satan Is Watching You

Alcune copertine del progetto parallelo di Hellickson Wyatt: Lonesome Wyatt and the Holy Spooks

Lonesome Wyatt and the Holy Spooks:

Lonesome Wyatt and the Holy Spooks: “Sabella” (2001) – “Heartsick” (2011) – “Moldy Basements Tapes” (2010)

Una bella canzone tratta da “Ghost Ballads” (2013) di Lonesome Wyatt and the Holy Spooks

I libri scritti da Hellickson Wyatt.

“The Terrible Tale of Edgar Switchblade” e “The Dreadful Death of Edgar Switchblade Paperback Book”

Intervista a ANTONELLO CRESTI. Musica ed esoterismo.

Antonello Cresti

Antonello Cresti

Antonello Cresti è, proprio come la materia esoterica che studia, un tesoro per pochi (quel piccolo popolo che compra e legge saggi sulla musica), ma che meriterebbe essere di tutti.
Antonello Cresti è uno degli autori più interessanti che si siano occupati di musica in Italia negli ultimi anni e questo perchè, a differenza di moltissimi suoi colleghi, non teme di inserire la musica che tratta in un discorso più ampio, che coinvolge la cultura del paese che l’ha prodotta (nel suo caso l’Inghilterra), nonostante questo implichi lunghi studi e approfondimenti interdisciplinari.
Cresti ha scritto libri importanti per chi si interessa di musica inglese, ma direi, addirittura, di musica in generale. Sono molto felice di poterlo incontrare e di dialogare con lui sui temi dei suoi libri.

 

Jimmy Page davanti alla Boleskine House, la villa scozzese che fu di Aleister Crowley, l'occultista che ha influenzato più di ogni altro con la sua vita e il suo pensiero la musica esoterica inglese e non solo.

Jimmy Page davanti alla Boleskine House, la villa scozzese che fu di Aleister Crowley, l’occultista che ha influenzato più di ogni altro con la sua vita e il suo pensiero la musica esoterica inglese e non solo.

B-SIDES: I tuoi libri colmano un vuoto nel mercato editoriale, nessuno aveva precedentemente dedicato testi alle origini e alle influenze esorteriche nella musica inglese dagli anni ’60 ad oggi. Ti sei spiegato il motivo di questa mancanza?

Antonello cresti picAntonello Cresti: Si tratta di uno dei tanti vuoti, chiamali se vuoi “censure” del nostro mondo editoriale. Ad onor del vero, sia pure in maniera frammentaria, qualcosa in lingua inglese è uscito, ma in Italia il discorso è diverso… Io cerco di scrivere su quello che mi piacerebbe leggere! Sui motivi di queste mancanze credo si tratti di una propensione alla viltà e alla volontà di non osare, sia perchè ritenuto commercialmente rischioso, sia perchè è meglio attenersi alla visione ufficiale delle cose, anche quelle artistiche.

B-SIDES: Quasi tutti i tuoi libri sono legati tra loro e fanno parte, a mio parere, di un’unica opera in progress. Anche tu la vedi così?

Antonello cresti picAntonello Cresti: Senza dubbio! Anzi, dirò di più: tutto quello che faccio nasce con l’intenzione di svilupparsi dialogicamente con gli altri miei progetti, presenti, passati o futuri. Questo perchè credo che qualsiasi operazione “culturale” sia da intendersi primariamente come un punto di partenza, non un arrivo. Dunque si apre una porta e poi si invita altri ad oltrepassarla, oppure lo si fa noi stessi. Spesso amici giornalisti e scrittori mi hanno detto cose tipo “hai scritto il libro a cui pensavo da tempo, ma non avevo il tempo o la concentrazione giusta…” Ecco, quando sento queste frasi mi sento obbligato a svolgere questo work in progress cui accenni tu.

Uno dei capolavori dei Third Ear Band uscito nel 1971 di cui Cresti parla in "Come to the sabbat" e "Solchi sperimentali".

Uno dei capolavori dei Third Ear Band uscito nel 1971 di cui Cresti parla in “Come to the sabbat” e “Solchi sperimentali”.

B-SIDES: Con Fairest Isle. L’epopea dell’electric folk britannico (Aereostella, 2009) inizi quella che può essere considerata una trilogia sull’Inghilterra e la sua musica più segreta. Ci puoi parlare di questo libro?

Antonello cresti picAntonello Cresti: L’idea di base di quel libro era riflettere sul senso che la tradizione (musicale, in questo caso) può rivestire nel mondo attuale. Il caso dell’electric folk da questo punto di vista è esemplare poichè si tratta di una musica che discende da epoche antichissime, ma che è capace di rinnovarsi completamente, mostrando anzi una propensione alla sperimentazione, alla ibridazione, maggiore di molti altri generi. Ho tentato dunque di mettere in fila i tanti grandi album folk inglesi degli anni sessanta e settanta cercando di ricontestualizzarli in un quadro più storico, sociologico e culturologico.

B-SIDES: L’anno successivo pubblichi Lucifer over London. Industrial, folk apolittico e controculture radicali in Inghilterra (Aereostella, 2010), dedicato ad alcuni musicisti fondamentali dell’industrial e del folk apocalittico UK, ovvero Throbbing Gristle, Psychic TV, Current 93 e Coil. Quando ho letto questo libro due temi relativi alla cultura inglese mi hanno colpito moltissimo: uno è l’attrazione da parte di tutta quella cultura per le tematiche della decadenza (dell’Inghilterra, dell’occidente, del mondo), l’altro è la tradizione dell’eccentricità.

Antonello cresti picAntonello Cresti: La cultura britannica è uno strano enigma, poichè molto spesso ha espresso con forza, in contemporanea, una cosa ed il suo opposto. Tu parli di poetica della decadenza (Gibbons, Toynbee, Yokey – che era irlandese – Swinburne e altri) e ciò avveniva in un momento storico in cui la cultura inglese era anche pompa e trionfalismo. Sull’eccentricità il discorso è vastissimo e meriterebbe una lunga riflessione: provo dunque a metterla con un esempio pratico… Se mi venisse chiesto la ragione per la quale io sono grato alla cultura inglese non farei riferimento a Shakespeare o tanti altri “eroi” che in ogni caso ammiro, ma risponderei che ciò che davvero amo è una attitudine alla vita fatta di gioco, di rottura delle convenzioni, di oltrepassamento dei limiti. Questo si esprime in mille rivoli, ed io, ad esempio, stimo più onorevole una vita fatta di “wild swimming” e stranezze varie, che anche io metto in pratica, che una vita alla teutonica, con poco spazio per una creatività espressa anche nelle piccole cose.

Il leggendario spettacolo dei seminali Black Widow di cui si parla in "Come to the Sabbat".

Il leggendario spettacolo dei seminali Black Widow di cui si parla in “Come to the Sabbat”.

B-SIDES: Il terzo libro, Come to the sabbat. I suoni per le idee della Britannia esoterica (Tsunami, 2011), è forse, finora, il tuo opus magnum. Uno stupefacente archivio delle innumerevoli sfumature esoteriche della musica inglese degli ultimi cinquantanni. Il tuo lavoro è importantissimo in primo luogo perchè, come tu stesso hai scritto, non esiste, nemmeno in inglese, un’opera che sia riuscita a trattare esaustivamente il tema che ti sei proposto. Come hai impostato la tua ricerca? Hai avuto delle difficoltà?

Antonello cresti picAntonello Cresti: E’ stato il lavoro più impegnativo che abbia affrontato sino ad ora. La prospettiva culturologica è al suo massimo in quel libro e per scriverlo mi sono avvalso – oltre che delle fonti dirette – di testi di critica letteraria, filosofia, storia, storia della magia, storia del folklore, storia delle arti… Un viaggio bellissimo che mi ha impegnato a lungo, ma dal quale io stesso ho scoperto molte cose che ancora non conoscevo. Anche musicalmente…

B-SIDES: Quali sono stati i libri più utili su cui ti sei potuto basare per partire per la tua lunga ricerca? Ci sono alcune letture che puoi consigliare a chi volesse approfondire l’argomento “esosterismo” (passami il termine generico e onnicomprensivo)? In italiano ci sono opere enciclopediche ben fatte? E per quanto riguarda le opere esoteriche quali sono secondo te quelle da leggere, quali i classici ancora illuminanti?

Antonello cresti picAntonello Cresti: Provo a citare a memoria alcuni libri che mi sento di consigliare: “Albion” di Peter Ackroyd, “Utopia Britannica” di Chris Coates, “The Modern Antiquarian” di Julian Cope, i testi degli studiosi Graham Harvey e Ronald Hutton, utili per conoscere il neopaganesimo inglese. Un bellissimo libro di musica è “Electric Eden” di Rob Young. Tutto in lingua inglese, purtroppo…

Austin Oman Spare, figura enormemente importante della magia del '900 nonché grande artista, in un autoritratto.

Austin Oman Spare, figura enormemente importante della magia del ‘900 nonché grande artista, in un autoritratto.

B-SIDES: È davvero unica la tecnica da te scelta di inserire le interviste nelle colonne di lato dei fogli con testo bianco su sfondo nero, mentre il testo principale prosegue parallelamente sulle colonne centrali. Anche questa scelta contribuisce a sottolineare l’anticonformismo e la libertà di pensiero che sta alla base della gran parte delle ricerche e delle idee degli autori e dei musicisti trattati.

Antonello cresti picAntonello Cresti: Mi piace pensare che un libro non sia un monologo autoriale, ma che l’oggetto dello studio possa “dire la propria”. Quando si parla di persone viventi ciò è per fortuna possibile e – devo dire – io sono il primo lettore di queste interviste! Le trovo un complemento affascinante.

B-SIDES: Dopo la trilogia sull’Inghilterra esoterica ti sei dedicato ad una ricerca sull’avanguardia dagli anni sessanta ad oggi con il volume Solchi sperimentali. Una guida alle musiche altre (Crac Edizioni, 2015). Ci sono alcuni nessi con i temi da te trattati precedentemente, ce ne puoi parlare?

Antonello cresti picAntonello Cresti: I miei precedenti libri seguivano un criterio settoriale geografico e culturologico, adesso invece sono interessato solo ad enucleare un approccio stilistico alla materia sonora. In “Solchi Sperimentali” trovi certamente artisti di cui ho già parlato, ma la gran parte è inedita per chi mi segue da un po’. E, anzi, qui il gioco è stato opposto: non fossilizzarsi sulla scena anglofona, ma andare a scovare tesori musicali altrove. Al solito è stato un bellissimo viaggio che mi ha permesso di conoscere tanta musica nuova che adesso fa parte del mio bagaglio.

Una celebre foto di Maxine e Alex Sanders (al centro e a destra), due delle figure più influenti nell'esoterismo degli anni '60 inglesi.

Una celebre foto di Maxine e Alex Sanders (al centro e a destra), due delle figure più influenti nell’esoterismo degli anni ’60 inglesi.

B-SIDES: Devo dire che apprezzo questa tua apertura mentale che ti permette di esplorare ambiti musicali anche lontanissimi fra di loro. Questo vorrà dire che anche i tuoi gusti sono eclettici e quindi sarà molto difficile per te segnalarci i tuoi artisti preferiti…ma purtroppo ti tocca questa tortura! (Io odio rispondere a queste domande ma amo farle!).

Antonello cresti picAntonello Cresti: Oddio… non difficile, ma impossibile! Se pensi che nei miei libri sinora ho resocontato del mio amore per centinaia e centinaia di artisti, e che questi rappresentano solo una parte dei miei ascolti, hai le proporzioni di tutto. Faccio prima a dire cosa non mi piace, ma non so se questo interessi!

B-SIDES: E dal punto di vista letterario quali sono le letture più formative per te? E nel fumetto?

Antonello cresti picAntonello Cresti: Nell’ambito del fumetto le mie conoscenze sono minime… Conosco solo Topolino e certe esperienze di arte influenzata dalla psichedelia. Per i libri è diverso, anche se sono sempre stato più attratto dalla saggistica che dalla narrativa. Seguendo la mia attitudine scelgo testi che propongano una visione della vita diversa da quella dominante e dunque mi interessano tutte le idee nel solco dell’anticapitalismo (ecologia, spiritualità, controcultura…) ad esempio.

La magica atmosfera della Penguin Café Orchestra era resa perfettamente anche nelle copertine, in questo caso opera di Emily Young, la cui voce compare nel disco. A lei i Pink Floyd dedicarono See "See Emily play"!

La magica atmosfera della Penguin Café Orchestra era resa perfettamente anche nelle copertine, in questo caso opera di Emily Young, la cui voce compare nel disco. A lei i Pink Floyd dedicarono “See Emily play”!

B-SIDES: Qual è la tua posizione riguardo alla magia e all’esoterismo in generale? Hai una tua interpretazione personale? Prima ti ho chiesto delle tue conoscenze sul fumetto perchè, ad esempio, Alan Moore ha una posizione nei confronti della magia molto affascinante e convincente.

Antonello cresti picAntonello Cresti: Non amo conventicole e ortodossie. L’esoterismo mi interessa in quanto – come dicevo prima – può essere inteso come una delle tante vie per evincersi per differenza e non fare la vita da automi che il Sistema vorrebbe. Personalmente sono molto affascinato dalla importanza che la Natura ha in molte pratiche neopagane, collegate con la magia. Io stesso ho celebrato il mio matrimonio pagano, il mio handfasting, in un cerchio di pietre della Cornovaglia…

B-SIDES: Il tuo prossimo progetto editoriale, sempre edito da Crac Edizioni sarà dedicato all’avanguardia italiana, anche questo un tema mai trattato da nessuno in volume. A che punto sei con il lavoro?

Antonello cresti picAntonello Cresti: Si chiamerà “Solchi Sperimentali Italia” (il work in progress torna sempre…) e in qualche modo è una summa di ciò che ho fatto, nel senso che segue l’impostazione del primo volume, ma aggiunge le interviste, come in “Come to the Sabbat”… Saranno 170 e, credetemi, renderanno questo studio davvero qualcosa di proporzioni mai tentate. Sono a fine scrittura e conto di uscire a Ottobre. Restate sintonizzati!
Anch’io vi rinnovo il consiglio di tenere d’occhio Antonello Cresti e i suoi libri unici. Sono “libri per tutti e per nessuno” e potranno farvi scoprire tesori preziosi!

Articolo e intervista a cura di Stefano Rizzo.

The black one” dei Sunn O))) è uno dei grandi dischi del black metal dell’era digitale e contine il loro capolavoro “Báthory Erzsébet” dedicato alla contessa sanguinaria ungherese.

Twin Infinitives” dei Royal Trux è stato nel 1990 un tremendo schiaffo per le orecchie, un capolavoro di decostruzione-ricostruzione del rock, il Trout Mask Replica del low-fi.

God in three Person“: uno degli innumerevoli e imprevedibili album dei Residents, un’opera “rock” molto, molto diversa da quelle prog.

Of Ruine or Some Blazing Starre“: uno dei capolavori (uscito nel 1994) del folk apocalittico dei Current 93 (citazione da Crowley) progetto di David Tibet.

 

 

 

 

ID M THEFT ABLE – Dislessie musicali

644415_1068956436464229_1431448412754571006_n ID M THEFT ABLE (o “i’d m thfft able”, “i dmth efta ble”, ecc..) proviene da Portland, Maine. Artista incatalogabile, rappresenta il suo mondo apparentemente schizofrenico con grafiche, video e vanta una lunghissima discografia (circa 40 album, e qualcosa è uscito anche per la nostrana 8mm records). Improvvisatore d’eccezione, utilizza principalmente la voce, storpiata, piegata, estesa, modificata con l’uso di oggetti e congegni elettrici anche autocostruiti. Il tutto risuona in un collage estremamente libero e variabile, un perfetto mix tra sound-poetry, rumorismo e sperimentazione elettronica. Suonerà a Torino (12 aprile), a Brescia (13 Aprile) presso la AplusB gallery e Treviso (14 aprile). 11150400_10206490662484466_6607906133909674469_n B-SIDES: Dicci qualcosa del tuo strano nome.

idmtheftableID M THEFT ABLE: Questo nome è il risultato di un lungo processo di lavorazione sul mio primo nome d’arte, “Dick The Table“, che era a sua volta il soprannome del tavolo di cucina di mia nonna.
B-SIDES: Usi principalmentela voce: possiamo parlare di “riscoperta/riappropriazione del linguaggio”?
idmtheftableID M THEFT ABLE: Certo possiamo definirla così, ma solo in modo parziale. La maggiorparte del lavoro vocale è improntato solamente alla ricerca sul suono, sull’espressione. Alcune parti sono in effetti di tipo “linguistico” ma l’intenzione con cui sono utilizzate varia di volta in volta.
B-SIDES: Mescoli le cose in maniera fortemente schizofrenica, ma con risultati teatrali/poetici; cerchi volontariamente questi effetti o vengono fuori spontaneamente?
idmtheftableID M THEFT ABLE: Cerco effettivamente di costruire cose che abbiano per me un qualche senso strutturale. mi sento uno scultore di cose che incontro, ma non ho il completo controllo della riuscita o meno dell’evento. la schizofrenia è benvenuta, così come la poesia o il teatro, nei processi dove appaiono, ma non li cerco intenzionalmente.
B-SIDES: Dacci un suggerimento #1: due tuoi album da cui cominciare.
idmtheftableID M THEFT ABLE: Mi sa che il mio album preferito è ancora “Babb’s Bridge“; un altro potrebbe essere “Popsicles, Icicles, Baseball and Fancy Clothes” ma cambio idea ogni volta. continua a piacermi anche il peggiore dei miei album in un modo o nell’altro.
B-SIDES: Dacci un suggerimento #2: raccontaci qual’è l’ultimo disco che ti è piaciuto un sacco.
idmtheftableID M THEFT ABLE: Un paio di settimane fa un tipo mi toccò la spalla e mi diede una pila di dischi. tra quelli c’era una raccolta di canzoni registrate negli anni ’40 in Lapponia. ho ascoltato quel disco continuamente da allora.

Articolo e intervista a cura di Misengarde Recordings.

B-SIDES: Tell us something about your strange name.
idmtheftableID M THEFT ABLE: The stage name is the result of a lot of sculpting, adding and subtracting from my original performing name, which was “Dick The Table“, this was the nickname of the table in my grandmother’s kitchen. There were a handful of changes before arriving at “id m theft able“.
B-SIDES: You primarily use voice: could we call it “language rediscovery/reappropriation”?
idmtheftableID M THEFT ABLE: You could call it that, sure, but I would say that only some of the vocalizations are intended to be linguistic in nature. Many of the vocalizations are purely just sort of sound for the sake of sound, or for the sake of expression. Some of it is definitely linguistic, though, and, sure, it could be said to be about rediscovery or reappropriation sometimes, but the intention is always different.
B-SIDES: you mix things in a very schizophrenic way, but with dramatic/poetic results; are you somehow in search for this end or it comes out spontaneously?
idmtheftableID M THEFT ABLE: I’m definitely trying to do things in a way that makes a sort of structural sense to me. I feel like I’m just sort of sculpting time as it’s coming at me. Whether this succeeds or fails from performance to performance I really never fully know. I certainly welcome schizophrenia, poetry, and drama into the proceedings if they should seem to want to appear, though I never consciously intend any of those things.
B-SIDES: give us some advice #1: two id m albums to begin with.
idmtheftableID M THEFT ABLE: I guess my personal favorite album of mine is still “Babb’s Bridge” the other, hmm, maybe “Popsicles, Icicles, Baseball and Fancy Clothes“, but, really, it changes all of the time. I still love even the worst of the albums in one way or another.
B-SIDES: give us some advice #1: tell us the last record you liked a lot.
idmtheftableID M THEFT ABLE: I couple of weeks ago a man came up to me at the dump and handed me a stack of records. Among them was a compilation of songs recorded in Lapland in the 40’s. I’ve been listening to that over and over again this week.

THROBBING GRISTLE – Peter “Sleazy” Christopherson

peter christopherson

Peter “Sleazy” Christopherson

Peter “Sleazy” (soprannome che significa sordido) Christopherson (1955-2010) fu un personaggio geniale ed eclettico. Musicista, inventore, regista e designer, ha saputo utilizzare il suono di strumenti meccanici, ha abbinato il frastuono dei motori al ronzio silenzioso degli hard disk, ha inventato software quando l’uso del computer non era ancora una pratica diffusa. Lungimirante sperimentatore ha fatto parte dei Throbbing Gristle e della loro successiva trasformazione Psychic TV.

Coil Art Cover

Coil Art Cover

Insieme a John Balance (che diventerà il suo amante) forma il mitico gruppo esoterico dei Coil. Le fascinazioni per l’occulto di Sleazy e Balance si riversano nelle cupe sonorità dei Coil. L’Ep How To Destroy Angels (1984) è la colonna sonora per un rituale sciamanico il cui lento progredire è ritmato dal suono di gong e sferragliare di spade. I successivi “Scatology” e “Horse Rotorvator” sono, invece, caratterizzati (grazie anche alla collaborazione con James Thirlwell, a.k.a Clint Ruin, a.k.a Foetus) dall’uso di campionamenti, sintetizzatori e ritmiche claustrofobiche. Tematiche morbose a sfondo omosessuale ( “The Anal Staircase“) si abbinano a colti omaggi (Ostia (The Death Of Pasolini)” e la cover di Leonard CohenWho by Fire” ) e a inquietanti atmosfere paranormali (“The First Five Minutes After Death“). La musica dei Coil, così come le vite dei due musicisti, acquisirà col tempo un approccio sempre più mistico, regalandoci capolavori dagli aneliti “cosmici” come “Musick To Play In The Dark” e “Moon’s Milk (In Four Phases)” o raccolte di preghiere pagane come “The Ape Of Naples“.

I Coil musicarono i film “The Angelic Conversation” e “Blu” di Derek Jarman e scrissero la colonna sonora del capolavoro di Clive BarkerHellraiser“, ma, purtroppo, il loro lavoro fu giudicato troppo inquietante. Inutile dire che la loro musica avrebbe completato alla perfezione l’immaginario dei demoni supplizianti (cenobiti) incaricati di infliggere estremi piaceri e dolori per l’eternità.
Il carismatico John Balance muore per un banale incidente nel 2004, interrompendo improvvisamente la carriera dei Coil, ma Sleazy continuò a lavorare sui suoi materiali inediti pubblicando “The New Backwards” e il monumentale cofanetto “Colour Sound Oblivion” composto da 16 DVD di materiale audio video.

L'orignicale packaging dell'album "xAj3z" dei Soisong  (con Ivan Pavlov)

L’originale packaging dell’album “xAj3z” dei Soisong (con Ivan Pavlov)

Nel 1998 Peter Christopherson debutta come solista con l’album “In My Head A Crystal Sphere of Heavy Fluid” a cui seguiranno “All Possible Numbers” (2009) e il postumo “Time Machines II” (2014).
Fonda nel 2008 i SoiSong insieme al musicista elettronico minimale Ivan Pavlov, un duo musicale estremamente raffinato. Originale anche il packaging dei loro lavori: un CD a forma ottogonale imbustato in un origami.
Il progetto audio visivo “The Threshold Houseboys Choir (2005) è il lavoro più personale dell’ultimo periodo di Sleazy. Immagini rallentate o psichedelizzate di riti thailandesi, fachiri minorenni che si trafiggono con spilloni, primi piani ossessivi di bambini asiatici e le strade di Bangkok (dove viveva e lavorava da anni) sfilano sulle sue musiche lente, ipnotiche ed estatiche.

Da sempre ossessionato dall’immagine Christopherson fu anche fotografo e regista. Come regista firmò numerosi video dei Coil compreso quello per la cover diTainted Love” diventato un simbolo della lotta all’AIDS. Lavorò anche per Erasure, Gavin Friday, Front 242, Diamanda Galás, Sepoltura, The the, Marc Almond, Yes (“Owner of a Lonely Heart”), ma, sopratutto per i Nine Inch Nails. Per loro girò il disturbante mediometraggioBroken Movie

Collaborò con la famosa agenzia grafica Hipgnosis che disegnò numerose copertine di album passati alla storia (sia per la musica sia per la grafica). Sono accreditati a Peter Christopherson le copertine dei primi tre album solisti di Peter Gabriel e quelle dei Pink FloydWish you were here“, “Animals” e la raccolta “A Nice Pair“.
I lavori fotografici più personali di Sleazy sono stati raccolti nel recente libro “Peter Christopherson Photography“. Fotografie in bianco e nero che mostrano le ossessioni morbose dell’autore. Squallide periferie, corpi maschili di ragazzini, scene di risse da strada, ricostruzioni di incidenti mortali, automutilazioni, sesso e morte. L’anima nera di Peter Christopherson .

Sleazy Photos

Muore il 25 novembre 2010 a Bangkok, nella sua casa, pochi giorni dopo il concerto di Bologna che vedeva riuniti i Throbbing Gristle (Genesis escluso) sotto l’acronimo XTG.

Sleazy Art Cover

  • RACCOLTA 2015 anno VI

    B SIDES Magazine VI cover
  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti gratuitamente a questo blog e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.

    Segui assieme ad altri 2.566 follower

  • Archivi

  • B-Sides Magazine V – Raccolta Stampata 2014

    Immagine di copertina “BLACK LAGOON SEBASTIANE” di Giacomo Podestà

    Immagine di copertina “BLACK LAGOON SEBASTIANE” di Giacomo Podestà

  • B-Sides Magazine IV – Raccolta Stampata 2013

    B-Sides Magazine IV - Raccolta Stampata 2013

    B-Sides Magazine IV - Raccolta Stampata 2013

  • B-Sides Magazine III – Raccolta Stampata 2012

    B-Sides Magazine III - Raccolta Stampata 2012

    B-Sides Magazine III - Raccolta Stampata 2012

  • B-Sides Magazine II – Raccolta Stampata 2011

    Raccolta Stampata 2011 - Diponibile a richiesta

    B-Sides Magazine II - Raccolta Stampata 2011

  • “Sbranando Dio” di Giuseppe Ricci – una pubblicazione B-Sides Magazine – Prenotala da questo sito

    "Sbranando Dio" di Giuseppe Ricci

    "Sbranando Dio" di Giuseppe Ricci

  • B-Sides Magazine – Cover 2011

    B-Sides Magazine - Cover 2011

    B-Sides Magazine - Art 2011

  • B-Sides Magazine – Cover 2010

    B-Sides Magazine - Cover 2010

    B-Sides Magazine - Art 2010

  • AUTORI

  • Seguici anche su Facebook

  • Cristina Schramm

  • BIZZARRO BAZAR

  • SOURMILK

    Cineforum

  • TAG

    Abel Ferrara Adriano Barone adult comics Aleksei German Andrzej Pagowski Andrzej Żuławski Anima Persa Anselmo Ballester BDSM Biennale Venezia Arte Architettura Blixa Bargeld cartoni animati per adulti Colonia Varese Cormac McCarthy cover cyberpunk Davide Manuli Edogawa Ranpo Electronic Music ero guro Erotico Fantascienza festival cinema Fetish Film cult horror b movie Film estremi Foetus James George Thirlwell Genesis P-Orridge Giorgio Olivetti HARMONY KORINE Ian McDonald Indie Alternative Music Industrial Interviste italian movie poster Jack Kirby James G. Ballard Jamie Hewlett Japanese culture John Hillcoat Karel Thole Kotoko La leggenda di Kaspar Hauser Lars von Trier Location Lucio Fulci art Luoghi abbandonati manga miguel angel martin mockumentary moebius mostra del cinema di venezia Nick Cave Nine Inch Nails Palazzo Fortuny Peter Christopherson Phil Mulloy polish movie poster Ravenna Nightmare Film Festival Registi Polacchi Russian Culture Shinya Tsukamoto slasher Takashi Miike Ted Chiang Teruo Ishii The Proposition Throbbing Gristle torture porn TRIESTE S+F festival V>L>F Videomalattie Venezia Vermilion Sands Zeder zombi