LE VENTI GIORNATE DI TORINO. Inchiesta di fine secolo – Giorgio De Maria

Le venti giornate di Torino - Giorgio De MariaUno dei massimi piaceri della lettura (e della vita!) è la scoperta. Trovare qualcosa di notevole, un libro, un autore di cui, prima, non si sapeva nulla. O magari si avevano solo idee vaghe. È qualcosa che accade perchè non siamo onniscienti, perchè qualcosa ci sfugge e il nostro compito è scoprire di non sapere, anzichè confermare ciò che sappiamo. Ma a volte questi buchi esistono anche perchè qualcosa è sfuggito all’editoria, alla cultura italiana. Giorgio De Maria è stato fino ad oggi un culto per pochissimi lettori, che però non lo hanno dimenticato e in particolare hanno tenuto vicino al propria coscienza, turbata da quella lettura incancellabile, un suo libro, l’ultimo pubblicato, uscito quarantanni fa nel 1977, nell’anno in cui è nato chi scrive (una bella coincidenza per un libro che ne nasconde molte altre).
Si era nel pieno degli anni di piombo ed è inevitabile pensare che il libro sia stato prodotto di quelle atmosfere e di quei fatti.

 

Il romanzo si chiamava “Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo” e uscì per le Edizioni Il formichiere, venendo sostanzialmente ignorato da critica e pubblico.
Ma come scrisse H. P. Lovecraft «non è morto ciò che può attendere in eterno».

Giorgio De Maria - Per gentile concessione della figlia Corallina De Maria

Giorgio De Maria – Per gentile concessione della figlia Corallina De Maria

Ed ecco che, grazie a Frassinelli, a Luca Signorelli che l’ha promosso anche in USA torna in libreria uno dei libri più strani, inquietanti e anomali della letteratura italiana del dopoguerra.

Questo ritorno si deve certamente alla riscoperta operata da Signorelli e Giovanni Arduino (che è autore di una post-fazione) ma anche ad un contenuto sorprendente: il romanzo riesce a dipingere perfettamente il voyerismo, la non-comunicazione, la violenza e solitudine del mondo contemporaneo. E lo fa con la creazione della “Biblioteca”, un’istituzione, diversa da quella classica, che sembra anticipare in maniera davvero incredibile Facebook e insieme il self publishing di massa e quell’orrore che oggi noi vi intravvediamo. È forse questo l’elemento che ha spinto un editore americano come Norton (con l’imprint Liveright) a pubblicarlo a febbraio di quest’anno con grande riscontro tra gli scrittori del new weird come Jeff Vandermeer che ha detto: «anche dopo alcuni giorni non ho dimenticato i dettagli avvincenti di questo stupefacente classico appena dissotterrato»… Lo ha tradotto Ramon Glazov che parlando della Torino del romanzo l’ha definita «una sfarzosa necropoli» Una riscoperta da parte di un editore importante (che in precedenza aveva tradotto solamente Primo Levi…che coincidenza, anche lui torinese!) che sicuramente ci fa felici e rende giustizia ad un libro effettivamente unico.

Il diavolo è nei dettagli

Il diavolo è nei dettagli

Le venti giornate di Torino” è, come racconta Giovanni Arduino nel suo avvincente e-book “Il diavolo è nei dettagli(che vi consigliamo come approfondimento alla lettura e che si rivela un viaggio nelle innumerevoli coincidenze e nelle incredibili storie che riguardano il romanzo), un vero e proprio libro maledetto. In primo luogo per la storia del suo autore, per la sua vita di genio e di sregolatezza: una carriera da pianista interrotta da una malattia forse inesistente alle mani, una serie di collaborazioni con personaggi importanti come Eco, Calvino, Elemire Zolla, l’insegnamento in provincia, il Cantacronache per il rinnovamento della canzone italiana insieme a Liverovici, la scrittura senza tregua, la critica teatrale per L’Unità, l’abuso del sonnifero Halcion e dell’alcol, l’anticlericalismo violento improvvisamente convertito in fanatismo religioso, il lavoro alla Fiat cacciato per l’annullamento del matrimonio dalla Sacra Rota, il periodo in RAI da cui venne cacciato per «scarso rendimento e sciatteria»…insomma, mille vite in una, ed è difficile capire chi sia stata una persona con questo curriculum.
Ma oltre a questo c’è sicuramente il contenuto, oggi ancor più inquietante per il suo potere di anticipazione.

Il libro racconta dell’indagine di uomo che, tormentato dal montare della paranoia, cerca di fare chiarezza, al di là della verità ufficiale, su quei venti giorni di dieci anni prima in cui un sonnambulismo di massa fece da corollario ad una serie di sconvolgenti ed incredibili omicidi. Al centro del libro sta una straordinaria creazione. Ecco, per esemplificare la forza del testo di De Maria, qualche brano sulla “Biblioteca”.

Le venti giornate di Torino edizione del 1977

Le venti giornate di Torino edizione del 1977

“Tutto poteva avere accesso alla Biblioteca: prodotti gracili o innaturalmente rigonfi […] Capolavori capitati per caso […] manoscritti le cui prime cento pagine non rivelavano alcuna anomalia e poi a poco a poco franavano verso abissi di follia senza fondo […]. Altri invece concepiti con puro spirito di cattiveria […] La casistica era infinita; aveva la varietà e nello stesso tempo la miseria delle cose che non riescono a trovare un’armonia col Creato, ma che pure esistono e deve pur esserci qualcuno che le osservi, se non altro per riconoscere che è stato un suo simile ad averle concepite […]. Il frequentatore tipico della Biblioteca era un individuo timido, desideroso di approfondire al massimo la propria solitudine e di farla pesare al massimo sugli altri.”
Ed è un’intuizione straordinaria di De Maria che questa “Biblioteca” abbia sede in un luogo che, a causa di una leggenda metropolitana mai smentita definitivamente, per i torinesi possiede una fascino oscuro: la Piccola casa della Divina Provvidenza ovvero il cosiddetto “Cottolengo” che, si dice custodisse, in alcune stanze chiuse al pubblico, veri e propri fenomeni della natura, freaks e altre creature mostruose e sofferenti. Quale luogo più adatto per custodire le mostruosità scritte ed immaginate dall’umanità senza limiti, filtri o freni e per diffondere al massimo grado la morbosità che deriva dall’osservare la vita altrui sapendo che gli altri fanno altrettanto con la propria?

Giorgio De Maria - Per gentile concessione della figlia Corallina De Maria

Giorgio De Maria – Per gentile concessione della figlia Corallina De Maria

E poi ci sono le strade, le piazze, i monumenti che nessuno nota, che sono davanti a tutti ma nessuno vede come scriveva Robert Musil nelle “Pagine postume pubblicate in vita, altro libro, questa volta di un celebre autore, che da tempo è irreperibile in libreria. È la stessa Torino ad essere protagonista del romanzo, luogo d’azione ma nello stesso tempo attrice di una vicenda dalle numerose sfaccettature, dalla fantascienza sociologica al poliziesco, all’atmosfera kafkiana, alle eco di Lovecraft e Poe.

Sono moltissimi i riferimenti, seppure solo di evocazione, che possono venire in mente leggendo questo libro ultimo di De Maria: lo stupendo “The wicker man di Robin Hardy, “La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati, Dino Buzzati, Guido Morselli. Ma è la specificità del libro a renderlo unico.

Infine a concorrere a creare l’alone misterioso e terribile intorno a questo romanzo è certamente lo stile, evocativo, potente, preciso nel costruire la soffocante scala della paranoia. Non ho ancora smesso di pensare alle ultime pagine del libro che sembrano illuminate da una fosforescenza delirante davvero rara nella letteratura italiana.

Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo
Giorgio De Maria
Editore: Frassinelli
2017 – pp. 156 – € 17,50
ISBN: 9788893420259
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Articolo di STEFANO RIZZO

 
Giorgio De Maria - Per gentile concessione della figlia Corallina De Maria

Giorgio De Maria – Per gentile concessione della figlia Corallina De Maria

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ONIRICON. SOGNI, INCUBI & FANTASTICHERIE – Di H. P. Lovecraft – a cura di Pietro Guarriello

Oniricon - H. P. Lovecraft

Oniricon – H. P. Lovecraft

«Nottetempo, quando il mondo tangibile si rintana nei suoi anfratti, lasciando i sognatori padroni di se stessi, sopravvengono ispirazioni e attitudini del tutto inimmaginabili in qualsiasi altro momento, tranquillo ma completamente privo di magia. Nessuno può sapere di essere uno scrittore finchè non abbia provato a scrivere di notte. Una mente che alla luce diurna appare chiusa ed apatica dà vita a scenari di rara ed esotica magnificenza al chiarore della luna.»

Da queste suggestive righe di H. P. Lovecraft si può intuire quale enorme importanza avessero per lui i sogni e la notte come “mondo altro”, come anti-realtà.

Lovecraft fu certamente un sognatore eccezionale, anche nel senso letterale. I suoi sogni (e incubi) cominciarono probabilmente nel gennaio del 1896 quando, a cinque anni e mezzo, perse la nonna materna Rhobinia Alzada Phillips. Questo lutto mise in difficoltà la madre di Howard già colpita dalla malattia del marito ricoverato al Butler Hospital di Providence per le conseguenze psichiatriche della sifilide. Lovecraft non dimenticò mai i suoi incubi e fin dai primi sogni con i famigerati Magri notturni (Night gaunts) tenne diari onirici e sulla base di questi poi narrò per tutta la vita i suoi sogni ai suoi corrispondenti. È grazie a queste lettere che oggi possiamo entrare nel mondo onirico di uno dei più grandi autori del fantastico mondiale.

H.P.Lovecraft - Virgil Finlay

H.P.Lovecraft – Virgil Finlay

L’epistolario di Lovecraft è, come si sa, di dimensioni gigantesche: almeno 100000 lettere scritte di cui circa 16000 sono quelle conservate. I cinque volumi della Arkham House delle Selected letters e gli altri volumi che contengono la corrispondenza con una singola persona (Donald Wandrei, Alfred Galpin, Samuel Loveman e altri) sono un pozzo ancora da esplorare a fondo in Italia.

Prima “Lettere dall’altrove: epistolario 1915-1937” (Oscar Mondadori, 1993), ma soprattutto il più ampio “L’ orrore della realtà. La visione del mondo rinnovatore della narrativa fantastica. Lettere 1915-1937” (Edizioni Mediterranee, 2007) a cura di Fusco e De Turris hanno parzialmente colmato il vuoto dell’editoria italiana ma molto sarebbe ancora da pubblicare.

Oniricon. Sogni, incubi & fantasticherie” pubblicato da Bietti proprio in questi giorni è quindi un libro attesissimo da chiunque ami H. P. L. e che ci rende orgogliosi di essere italiani, per una volta. Grazie a Pietro Guarriello che ha curato il volume e le traduzioni (e a Gianfranco De Turris che ne ha scritto la prefazione) abbiamo infatti un libro ancora più completo di quello americano. Il volume italiano si basa su “The H. P. Lovecraft Dream Book” a cura di S. T. Joshi, Will Murray e David E. Schultz (Necronomicon Press, 1994), ma ne raddoppia addirittura il contenuto attingendo ad altre fonti relative all’epistolario lovecraftiano.
Oltre ad un’introduzione di S. T. Joshi e ad un saggio di Guarriello il volume presenta nella prima parte tutte le lettere di H. P. L. che riguardano i sogni o i racconti di sogni e nella seconda i sette racconti ispirati direttamente ai sogni contenuti nelle lettere, il tutto corredato da note ricchissime e precise sulle fonti, i personaggi, le citazioni, il pensiero lovecraftiano. Un lavoro davvero encomiabile che conferma Pietro Guarriello come il più grande conoscitore italiano (e non solo) dell’opera del Sognatore di Providence.

H.P.Lovecraft - Philippe Druillet

H.P.Lovecraft – Philippe Druillet

In appendice, inoltre, “L’incubo come terapia” del neuro-psichiatra Giuseppe Magnarapa, un articolo che cerca di leggere i sogni di Lovecraft dal punto di vista della psicologia. Lo psichiatra ammette, con una certa sincerità, che se Lovecraft avesse incontrato Freud e se un’eventuale terapia avesse avuto successo forse avrebbe vissuto libero da certi incubi ma sicuramente noi saremmo più poveri: di sogni e di letteratura.

È proprio la coppia di concetti e di mondi sogno/letteratura che questo libro davvero importante ci permette di esplorare. Contemporaneamente incontriamo il sogno e il racconto del sogno e trattenendo il respiro esploriamo la dream factory lovecraftiana e abbiamo modo di capire qualcosa in più sulla misteriosa potenza di uno stato mentale che nell’autore è davvero fondamentale. È palese, infatti, come la quasi totalità della sua opera tragga ispirazione da sogni, presenti un sogno all’interno della trama o semplicemente ne assuma il tono e l’atmosfera. Nonostante sia impossibile determinare cosa Lovecraft (inconsciamente o meno) abbia creato nella veglia e cosa nel sonno, in questo libro, grazie al suo desiderio insopprimibile di raccontare, possiamo sostare miracolosamente nella segreta soglia che si frappone tra il sogno e la letteratura.

H.P.Lovecraft - Bill Sienkiewicz

H.P.Lovecraft – Bill Sienkiewicz

N.B. In conclusione vorrei segnalare il lavoro di Bietti, una delle case editrici non specializzate più pregevoli che si siano dedicate anche al fantastico negli ultimi anni che, grazie all’intelligenza e alla curiosità intellettuale di Andrea Scarabelli, ci permette di leggere libri di valore curati con amore e precisione.

Il volume è acquistabile in tutte le librerie e, tramite tutte le librerie on-line, a questo indirizzo
http://www.bietti.it/negozio/oniricon-sogni-incubi-fantasticherie/

Oniricon. Sogni, incubi & fantasticherie
Howard Phillips Lovecraft
a cura di Pietro Guarriello
Editore: Bietti
2017 – pp. 334 – € 20
ISBN: 9788882483890
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Articolo di STEFANO RIZZO

H.P.Lovecraft - Dino Battaglia

H.P.Lovecraft – Dino Battaglia

JAKABOK – Clive Barker

Jakabok - Clive Barker

Jakabok – Clive Barker

Indipendent Legion colma un vuoto colpevole dell’editoria italiana, pubblicando solo ora “Jakabok – Il Demone del Libro” (“Mr. B. Gone”) di Clive Barker. Incredibilmente, però, il romanzo del grande autore inglese di horror contemporanei si rivela una piccola delusione. Jakabok è il nome di un demonio, intrappolato nel libro che racconta la sua storia. Jakabok si rivolge direttamente al lettore chiedendogli di bruciare il libro e di non leggere le sue confessioni. Un sotterfugio narrativo molto divertente, ma che alla lunga stanca e appesantisce la lettura. La storia stessa non è particolarmente intrigante, nonostante momenti geniali come la “pesca” di Jakabok e di suo padre e il contestuale parricidio, che trasporta il demonio dall’inferno al “mondo di sopra”, catturato da un gruppo di uomini che vende reliquie demoniache. Il suggestivo nono cerchio del’inferno, dove vive il giovane demone insieme al padre alcolizzato e alla severa madre, assomiglia a una periferia degradata contemporanea, mentre il medioevo umano, in cui Jakabok compie le sue scorribande, non è minimamente descritto o caratterizzato, come se il demone rimpiangesse i luoghi infernali della sua infanzia e fosse completamente indifferente allo squallido mondo umano. Innegabile esempio di coerenza narrativa, che preclude, però, buona parte del fascino che l’ambientazione medievale avrebbe potuto dare al racconto. Divertente l’ossessione del compagno di avventure di Jakabok per le invenzioni umane, che procurano più sofferenze che benessere, e che culmina nell’incontro con Gutenberg alle prese con la costruzione della pressa da stampa: un oggetto che scatena le attenzioni di angeli e demoni. Però il misticismo della parola e il conseguente segreto, a cui accenna il demone in continuazione, non brillano certo di originalità, come ci aspetteremmo invece da un grande scrittore.

Clive Barker

Clive Barker

L’HORROR È TORNATO! Intervista a Alessandro Manzetti – Independent Legions Publishing

L’HORROR È TORNATO!

Intervista ad Alessandro Manzetti proprietario e editor-in-chief di Independent Legions Publishing
A cura di Stefano Rizzo

A dire il vero forse l’horror non se n’era mai andato dall’Italia ma le proposte di libri di questo genere che esulassero dal pur grande Stephen King si contavano con le dita di una mano (monca di qualche dito). I tentativi di portare questo genere in libreria non hanno avuto il successo sperato anche quando il progetto editoriale era di qualità come quello delle Edizioni XII (che hanno avuto il merito di portare in Italia Brian Keene) o di Gargoyle che dopo la scomparsa del grande Paolo de Crescenzo ha drasticamente interrotto le pubblicazioni di letteratura dell’orrore.
Dal 2016 c’è, però, una nuova realtà editoriale di grande qualità interamente dedicata all’horror a cui vanno i miei incoraggiamenti e i miei auguri di un grande futuro.
Sono molto contento di poter intervistare Alessandro Manzetti direttore e fondatore della Independent Legions Publishing e scrittore in proprio (anche sotto lo pseudonimo di Caleb Battiago) premiato a livello internazionale con il prestigioso premio Stoker Award.

 

B-SIDES: Amore e desiderio di leggere e di scrivere. Quando nacquero in te e come?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Sono un vecchio e smodato lettore praticamente da sempre, e non solo di narrativa horror e fantastica, tutt’altro. Restando nel genere, senza spalancare altre porte, a sedici anni scoprii Lovecraft leggendo il racconto Il Caso di Charles Dexter Ward e da allora gli affilati ganci della narrativa dark mi si sono piantati nella carne, in profondità. Ho letto tutto il possibile, sia i classici che i grandi interpreti dell’horror moderno e contemporaneo, e continuo tuttora anche se adesso rappresenta un lavoro, come editore ed editor.
Il desiderio di scrivere è nato molto più tardi, grazie a Sergio Altieri che al tempo della nostra collaborazione su alcuni progetti editoriali mi ha spinto a farmi avanti. Dopo aver letto tante magnifiche opere, dall’horror alla letteratura moderna, non pensavo ci fosse bisogno del mio modesto contributo. Invece, inaspettatamente, dopo la prima pubblicazione, ho ricevuto interessanti e inattesi riscontri che mi hanno convinto a continuare a scrivere, fino a propormi anche sul mercato internazionale, raggiungendo ottimi risultati e successi, affatto banali per un autore italiano. Aveva ragione Sergio, in fondo.
Ma nel cuore resto sempre più lettore che scrittore.

Alessandro Manzetti alias Caleb Battiago

Alessandro Manzetti alias Caleb Battiago

B-SIDES: La tua passione per l’horror come è nata? Hai mai riflettuto sulla necessità per molte persone di leggere (o nel tuo caso anche di scrivere) questo tipo di storie e racconti?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Come ti dicevo, la lettura di quel racconto di Lovecraft ha lasciato il segno dentro di me, una specie di ferita aperta che aveva continuamente bisogno di cure, di leggere altro insomma, come fosse una medicina.
Ero un ragazzo all’epoca, sono passati più di trent’anni (argh!) e ricordo ancora vividamente come iniziai a fare incetta di altre letture di genere, scoprendo magnifiche storie e fantastici autori. Ma come ti accennavo nella precedente risposta, è stata una corsa diabolica su più strade. L’horror e il fantastico rappresentavano solo una parte, nemmeno prevalente, del mio compulsivo peregrinare da lettore in mondi di idee e visioni sempre più complesse e affascinanti, che ti lasciavano assetato di scoprire altro, ancora.
Non è cambiato molto da allora, anche se ora dedico gran parte del mio tempo alla narrativa di genere horror per ovvie esigenze professionali, principalmente nelle vesti di editore ed editor, ma non in quelle di autore. Credo che un autore horror, come lettore, dovrebbe spaziare ben oltre il genere e formarsi grazie alla conoscenza della ricchezza e della grandezza di tantissime opere che hanno caratterizzato letteratura moderna del 900, rivelandoci autori formidabili, spesso più moderni e innovativi di molti contemporanei.
Le opere di genere dovrebbero rappresentare solo il completamento di un percorso di formazione più profondo per un autore horror, ma purtroppo ho riscontrato che troppo spesso non è così. Un vero peccato. Le persone, me compreso, sono affascinate dalla narrativa horror e fantastica perché pungola l’immaginazione dando forma allo sconosciuto, all’altro, a tutto ciò che è diverso, che nello stesso tempo ci spaventa e ci attrae magneticamente. Una forma di esorcizzazione di paure e insicurezze, della vita e della morte, entrambe terribili, una fontana di adrenalina alla quale potersi dissetare. L’horror, quando è scritto bene, sa anche farsi magnifica metafora della solitudine, delle psicosi del mondo moderno e delle tante piccole ‘apocalissi’ alle quali assistiamo fin troppo spesso.
In questi casi mi piace citare un’opera conosciuta da tutti, The Shining di Stephen King, che ha due binari di lettura, e il secondo, meno diretto, porta più lontano e offre maggiore spessore al romanzo. La storia di King è anche e soprattutto una grande metafora sull’alcolismo, e sulle sue conseguenze sulle persone e sulle famiglie, cose che accadono tutti i giorni, nella realtà.
Questo solo per fare un piccolo esempio di cosa può offrire l’horror, ben oltre il semplice intrattenimento.

B-SIDES: Quali sono state le tue letture horror formative?

 

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Per quello che riguarda l’horror, nella mia formazione hanno lasciato i segni più profondi autori come Charlee Jacob, Poppy Z. Brite, Caitlin Kiernan, Joyce Carol Oates e Brian Evenson. A livello di immaginario, quindi come contributo di tipo diverso, le varie esplorazioni di opere di Richard Laymon, Edward Lee, Clive Barker, Jack Ketchum, Chuck Palahniuk (e anche autori del New Weird come Jeff Vandermeer) mi hanno aperto a interessanti visioni e concept narrativi da portarmi dietro, o meglio, dentro.
Ma la narrativa horror, in termini di formazione personale, non è dominante, almeno per me. Come dice spesso uno dei migliori autori dell’horror moderno, Jack Ketchum: “autori horror, leggete tutto ciò che non è di genere”. Un validissimo consiglio.

B-SIDES: Al di fuori dal genere quali sono gli autori e i libri che ritieni ti abbiano nutrito maggiormente? Quali sono i libri che ti hanno colpito di più tra quelli letti negli ultimi anni?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Io sono nato a pane e Beat Generation, come lettore e scrittore, sia per la prosa che per la poesia, e mi sono immerso completamente e a lungo nella letteratura americana del 900, in particolare. Ho imparato a scrivere, per quello che so fare, leggendo opere di autori, in ordine sparso, come Henry Miller, Brautigan, Nabokov, Wolfe, Hemingway, Kerouac, Borges, Fante, Beckett, Burroughs, Corso, Ginsberg, Whitman, Pasolini, James, Joyce, Faulkner, Steinbeck, Mailer, Pound, Camus. Mi fermo qui per non allungare troppo il brodo, perché dovrei e potrei citare tanti altri autori che insieme a questi rappresentano i tanti, minuscoli mattoni di tutto ciò che sono oggi, e non solo come scrittore. Devo tantissimo a tutti loro, mi sento in debito.
Tra i libri letti recentemente, sopravvissuti alla mole di letture horror che fanno parte del mio lavoro, che ormai stritolano il tempo per altri generi, voglio citare The Man with the Golden Arm di Nelson Agren (tradotto anche in italiano, L’uomo dal braccio d’oro), un romanzo del 1949 che mi ero perso, come tantissime altre cose. Uno dei romanzi al quale sono più legato, da sempre, è Black Spring (Primavera Nera) di Henry Miller, della quale ho una preziosa prima edizione.

B-SIDES: Alessandro Manzetti scrittore: quali sono a tuo parere i tuoi libri cardine, quelli di cui sei più soddisfatto?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Mi è molto difficile considerarmi soddisfatto dei miei lavori, mi sembrano tutti subito superati già al momento della pubblicazione, ma parlando di narrativa sicuramente le opere più significative, che hanno dato vita al mondo distopico di Naraka, dal quale si diramano molte delle mie opere, sono i romanzi Naraka – L’apocalisse della Carne e Shanti – La Città Santa.
Ma il lavoro che ritengo più interessante e riuscito è una novella, Midnight Baby – Horror Lolita, anche se non è sicuramente tra le mie opere più conosciute e apprezzate, e lo comprendo, visto che è caratterizzata da una scrittura fortemente surrealista ed è un pezzo sperimentale e molto ambizioso, almeno per il genere.
Per la poesia, credo che l’ultima raccolta, Sacrificial Nights, anche se scritta a quattro mani con Bruce Boston, uno dei più grandi poeti dark contemporanei, sia arrivata vicino a quello che vorrei fare. Ma il meglio, sia in narrativa che poesia, devo ancora riuscire a tirarlo fuori, intatto così come nasce. Non è cosa facile, specie per chi come me dedica gran parte del tempo a opere di altri, come editore ed editor, piuttosto che all’attività autoriale che è quasi un lusso ormai.

B-SIDES: Come autore scrivi e pubblichi sia in italiano che in inglese. Quali sono i motivi di questa doppia lingua?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Il motivo è semplice, se vuoi farti conoscere sul mercato internazionale, quello che conta per il genere horror, devi necessariamente tradurre le tue opere in inglese. Per la narrativa scelgo di tradurre ciò che è più adatto al gusto del mercato di alcuni paesi dove sono abbastanza presente come autore, come gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Per la poesia invece, che da noi non è considerata, a differenza dell’estero di cui gode di grande prestigio, scrivo direttamente in inglese, sia per ragioni tecniche (tradurre poesia significa stravolgerla) sia perché le pubblicazioni in italiano non sono certo una priorità, vista la poca richiesta qui da noi, fatte le dovute eccezioni. Pubblicare in inglese, la lingua internazionale per eccellenza, ti consente di farti conoscere su un mercato molto più grande, e anche e soprattutto di confrontarti con tutti i grandi autori, un fattore di stimolo e di crescita di cui un autore non dovrebbe fare a meno.

Alessandro Manzetti - Independent Legions Publishing

Alessandro Manzetti – Independent Legions Publishing

B-SIDES: Come per la fantascienza e il fantastico, la questione sull’horror italiano impegna da anni gli appassionati. Quando nasce(rà) un horror italiano? Siamo stati o saremo in grado di scrivere racconti e romanzi al livello degli anglosassoni? E oggi quali sono le firme italiane che ritieni più interessanti?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Peferisco passare su questa domanda, essendo a capo del gruppo di autori Italiani della HWA e non fare nomi. In generale, come si evince dalle mie risposte, l’horror Italiano ha potenzialità, ma gli autori non avendo mai vissuto un mercato competitivo. Per ambire a farsi spazio sul mercato internazionale, quello che conta per l’horror (vedi USA e Inghilterra) devono mettere il naso fuori dal nostro piccolo mercato di genere, abbastanza pigro, e misurarsi con le migliori firme (anche scambiando idee con autori stranieri e leggere tanto, non solo il pochissimo tradotto in Italiano) per poter crescere e dare uno spessore internazionale alla propria produzione. In Italia è troppo facile mettersi in luce, la competizione è quasi inesistente e gli autori rischiano di non avere un riscontro effettivo delle proprie potenzialità e sul proprio reale talento.

B-SIDES: Sei un grande appassionato di musica e di metal (come macro-genere comprendente numerosi stili e declinazioni) in particolare. Vorrei che mi parlassi del rapporto trovi tra la musica e la letteratura anche alla luce del tuo bellissimo racconto Midnight Baby – Horror lolita presente nel volume Mar Dulce: Acqua. Amore. Morte (Cut-up Publishing, 2016).

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Ho citato Midnight Baby – Horror Lolita prima di leggere questa domanda, mi fa piacere il tuo riscontro su un’opera davvero particolare, che poi è stata pubblicata anche in inglese. La musica rappresenta un elemento essenziale del mio processo di scrittura, ne fa parte integralmente, sia nell’ispirazione che nei contenuti. L’ultima mia novella pubblicata, Area 52, è dedicata a Janis Joplin, tanto per capirci; c’è molto di lei dentro, anima e canzoni. In Midnight Baby avrai visto come tra i protagonisti, visibili o invisibili, ci sia anche un certo Johnny Cash.
Il metal è un genere che amo da sempre, come il blues, e puoi trovarlo protagonista in alcuni pezzi, come By the Sea (uno dei miei racconti preferiti), dove ho arditamente assemblato alcune canzoni del Black Album dei Metallica con una scrittura marcatamente surrealista.
Lou Reed, Bruce Springsteen, Cat Stevens, i Black Sabbath e molti altri hanno fatto da protagonisti ‘invisibili’ di alcune delle mie storie, sia in narrativa che poesia. Quando scrivo ascolto continuamente musica in cuffia, di vari generi, dal Metal all’Opera. Proprio ieri, mentre scrivevo un breve racconto di fantascienza per una rivista, per tutto il tempo mi sono martellato alternando cose molto diverse come I See a Darkness di Cash, Empire of the Clouds degli Iron Maiden, Killing the Name dei Rage Against Machine e Kozmic Blues della Joplin.
Lei, Pearl, c’è sempre quando scrivo. In questo periodo sto scrivendo un nuovo romanzo breve, dal titolo Kiki the Beginning, e tra i personaggi-fantasmi che fanno piccole incursioni tra le pagine c’è proprio la Joplin, insieme a Giovanna d’Arco e altre fantastiche donne.
La musica per me è un compagno e alleato, fondamentale.

Skipp & Spector

Skipp & Spector

B-SIDES: Il doppio oltre che nella tua scrittura bilingue e nel binomio lettore/scrittore torna anche e soprattutto nel tuo essere editore/scrittore. Quando e come nasce il desiderio e la decisione di fondare Independent Legions Publishing?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Visto che dopo i fasti di Gargoyle Books, oggi tutt’altra cosa purtroppo, nessuno poteva o voleva riportare in Italia i grandi maestri dell’horror internazionale, insieme alle nuove voci contemporanee. Così ho pensato di farlo io, contando su relazioni dirette su mercati esteri (molto spesso anche con gli autori ed editor), investendo molto sull’horror e sugli appassionati a secco da troppo tempo di letture di livello, proprio nel momento in cui nessun’altra casa editrice puntava più solo su questo genere. Il progetto si è ampliato fin dall’inizio aprendosi anche al mercato internazionale con una linea di pubblicazioni in lingua inglese, che rappresenta metà della produzione della mia casa editrice, differenziandola ulteriormente dalle altre realtà editoriali italiane.

Oggi, dopo poco più di un anno di lavoro, Independent Legions sul mercato internazionale è già considerata una delle case editrici horror più importanti e degne di attenzione, eppure è una realtà italiana, non inglese o americana.
Come dicevo prima per l’attività autoriale, anche come editore è troppo limitativo pensare solo al proprio mercato, che nel nostro caso è davvero molto piccolo e assai poco competitivo.

B-SIDES: Independent Legions Publishing è, benchè giovane, già ricca di titoli e proposte. Non posso non citare i grandi autori già conosciuti ed amati in Italia di cui state pubblicando libri mai tradotti in Italia: Ramsey Campbell, Richard Laymon, Robert McCammon, Jack Ketchum e Poppy Z. Brite.

David J Schow

David J Schow

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Finora abbiamo pubblicato, in italiano, opere di grandi autori già conosciuti da noi, come Richard Laymon, Ramsey Campbell, Robert McCammon, Poppy Z. Brite, Jack Ketchum e altri, ma anche grandi maestri mai pubblicati da noi, come Charlee Jacob, Edward Lee e Gary Braunbeck, e alcune delle voci più importanti dell’horror contemporaneo, come Shane McKenzie, Alyssa Wong, Usman Malik, Lucy Snyder e tanti altri.
Ma l’avventura Independent Legions è appena all’inizio, abbiamo già acquisito, oltre quello che è stato finora pubblicato, una quindicina di romanzi di grandi autori (e continuiamo a fare scouting), tra i quali spiccano due romanzi inediti di Clive Barker (le edizioni italiane di The Scarlet Gospels e Mister B. Gone), dimenticati dall’editoria italica, in uscita questa estate, altri quattro romanzi inediti in italiano di Richard Laymon, tre di Poppy Z. Brite (il primo Disegni di Sangue uscirà ad Aprile), due romanzi inediti di Skipp & Spector, romanzi di maestri assoluti come David J Schow, Edward Lee che non hanno mai visto la luce in Italia, e anche grandi firme dell’horror contemporaneo come Nicole Cushing (Mr. Suicide, romanzo vincitore dell’ultima edizione del Bram Stoker Award nella categoria First Novel).

LindaAddison

Linda Addison

Ma a tutti questi titoli in italiano si aggiungono moltissime pubblicazioni in lingua inglese, di grandi autori e delle migliori firme contemporanee.
Già oggi abbiamo in uscita molti di libri in inglese, in formato cartaceo, nel 2017, tra i quali anche il secondo volume dell’antologia da me curata The Beauty of Death, che ha ricevuto la nomination all’edizione in corso Bram Stoker Awards, come migliore antologia, e che contiene opere, in inglese, di autori come Ramsey Campbell, Peter Straub, Poppy Z. Brite, John Skipp, Edward Lee, Nick Mamatas, Tim Waggoner, Lisa Morton, Linda Addison, Monica O’Rourke e tantissime altre firme internazionali di prestigio (anche alcuni autori italiani). Naturalmente, come puoi immaginare, è molto più difficile pubblicare questi autori nella loro lingua madre, in inglese, piuttosto che in Italiano, e non credo che altre case editrici italiane abbiano mai tentato di farlo.

B-SIDES: A breve pubblicherete due inediti di uno dei più grandi nomi dell’horror internazionale: Clive Barker.

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Anche stavolta ti ho anticipato accennando prima qualcosa; tutto vero, a giugno 2017 uscirà la prima edizione italiana di The Scarlet Gospels (Vangeli di Sangue), mentre a luglio 2017 leggerete la prima edizione italiana di Mister B. Gone (il titolo sarà lo stesso anche in Italiano), mentre più avanti saranno disponibili anche edizioni speciali e numerate di questi due romanzi, come ci hanno chiesto molti appassionati e collezionisti. Siamo ovviamente onorati che Clive Barker ci abbia scelto come editore in lingua italiana delle sue ultime opere.

Poppy Z. Brite

Poppy Z. Brite

B-SIDES: Oltre ad edizioni in doppio formato cartaceo e digitale avete pubblicato edizioni esclusivamente in e-book. Qual è il motivo di questa scelta?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: La linea attuale è di pubblicare in doppio formato, visto che tutti i titoli dei quali abbiamo già acquisito i diritti (sempre in esclusiva), ancora non pubblicati, sono romanzi che dunque meritano una pubblicazione su carta.
Ma per presentare nuovi autori, tramite antologie con vari racconti e novelette, specie all’inizio del nostro percorso editoriale, abbiamo usato la formula dell’eBook che è congeniale per questo tipo di esigenze e progetti.
Il cartaceo richiede una certa lunghezza delle opere, alcune pubblicazioni eBook non era possibile portarle in cartaceo per questo motivo.
Per le pubblicazioni in inglese vale la stessa logica, quando possibile: doppio formato, fatta eccezione per la riproposta in digitale di opere di grandi maestri pubblicate solo in cartaceo, come Edward Lee e Poppy Z. Brite, della quale abbiamo riproposto in forma digitale tutti i racconti in cinque o sei eBook diversi. Bisogna anche sempre tener conto che la disponibilità dei diritti, per queste opere considerate dei classici, hanno diverse logiche per pubblicazioni digitali o cartacee.

B-SIDES: I vostri libri sono acquistabili su Amazon, sullo store del vostro sito e presso alcune librerie specializzate (ad esempio Profondo Rosso di Luigi Cozzi a Roma o Altri Mondi a Torino). Questa è una scelta dettata dalle difficoltà del mercato? Che situazione c’è in Italia per quanto riguarda le librerie di varia?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Io credo che l’horror qui in Italia non sia un genere da grande distribuzione, da punti vendita sul territorio, in quanto tale distribuzione, con costi e logiche connesse, non si sposa bene col limitato numero di appassionati di genere.
La distribuzione è valida per altri generi, più commerciali.
Nelle librerie italiane i pochissimi libri di genere horror in vendita sono nascosti, spesso lasciati in magazzino, e le rese sono spropositate.
È davvero rarissimo, per chi frequenta le nostre librerie, dominate, come esposizione e marketing, dalle pubblicazioni da supermercato degli editori mass market, trovare un piccolo scaffale dedicato alla narrativa horror, spesso i titoli disponibili ed esposti si contano sulle dita di una mano, mischiati a titoli fantasy e thriller. Eccetto le opere di King, che non è considerabile come un autore only-horror, non ha senso distribuire in maniera capillare delle pubblicazioni horror, l’unico risultato è lasciare il 70% dei guadagni a un distributore che non fa nulla per supportare il tuo lavoro da editore, sia come mentalità che, soprattutto, a causa dell’avversione dei librai per un genere che non vende e che non è richiesto abbastanza. Perfino un autore come Barker non ha funzionato in distribuzione, e si sono visti i risultati: sono dieci anni che non viene più pubblicato, qui in Italia.

Edward Lee

Edward Lee

Vista questa situazione, e il fatto che Independent Legions pubblica solo narrativa horror (a differenza di tutti gli altri editori italiani) abbiamo pensato di rendere disponibili le nostre pubblicazioni in formato cartaceo attraverso Amazon, che credo offra visibilità, facilità e comodità di acquisto per tutti, e servizi a valore aggiunto (vedi pacchi regalo, usato, ecc). Si tratta dello store più importante in assoluto al mondo, lavorare con Amazon significa che tutti i tuoi prodotti possono essere acquistati ovunque con un semplice click. E considera che noi, vendendo pubblicazioni anche in inglese, dobbiamo spedire in tutto il mondo, cosa impossibile con una logistica e distribuzione di tipo tradizionale.
Oltre Amazon, e al nostro store diretto (dove sono disponibili anche offerte speciali e pacchetti, e prenotazioni), i nostri libri sono presenti in alcune librerie specializzate nel genere, due le hai citate. Con questi librai lavoriamo volentieri, e direttamente, visto che sono in grado di proporre opere di genere, essendo specializzati in questo. Il problema è che di librerie specializzate nella narrativa di genere, anche nell’accezione più ampia di ‘fantastico’, in Italia se ne contano una decina. Non è una reale distribuzione, ma a noi fa piacere essere in alcune vetrine ‘fisiche’, per dare un punto di riferimento ai lettori, nelle città dove troviamo partner affidabili, in tutti i sensi, che possono condividere le nostre regole.

Richard Laymon

Per capirci, noi su ogni libro investiamo molto, in anticipi per acquisizioni di diritti e traduzioni, perciò non siamo disponibili a mettere in conto vendita le nostre pubblicazioni, come se fossero opere a costo zero o quasi (penso a libri di autori italiani di genere che non prendono anticipi, se non raramente, e che non necessitano di attività onerose come quelle di traduzione) e aspettare diversi mesi per essere pagati. Molti altri editori si rendono disponibili a questo, pur di cercare di vendere, ma hanno meno rischi d’impresa e costi di progetto che rappresentano il 10% dei nostri, oltre a non pubblicare solo horror, ma farcendo la propria offerta con altri generi e collane.
Independent Legions non può e non vuole lavorare in questo modo, richiede alle librerie partner degli standard precisi. Alcuni li hanno accettati, e questi oggi rappresentano i pochi presidi fisici sul territorio dove poter trovare i nostri libri.
Ma ripeto, credo che acquistare online su Amazon, cosa di una semplicità disarmante per chiunque, oppure sul nostro store, dove spediamo ovunque tramite corriere in meno di 7 giorni (niente piego di libri con attese di oltre un mese per il lettore) renda al cliente un servizio migliore, accessibile e più economico. Andare in libreria, e dunque spendere soldi e tempo, per non trovare un minimo di scelta di titoli horror, è masochismo, credo.
Per quanto riguarda le pubblicazioni digitali, oltre che su Amazon sono disponibili in tutti i più importanti store online, tramite una distribuzione digitale che copre circa 30 negozi virtuali.
Siamo certi che per il genere horror questa sia una logica più adatta alla realtà, che non fa fallire le case editrici e che consente ai lettori di acquistare facilmente tutte le pubblicazioni, con un click.

Ti ringrazio per lo spazio che ci hai concesso, buon horror a tutti!

Ringraziando a mia volta Alessandro Manzetti vi consiglio di seguire le pubblicazioni di Independent Legions non solo per la loro qualità letteraria ma anche per le pregevoli traduzioni e la cura editoriale in generale. E poi insomma, per me è sempre il momento per un bell’horror!

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Intervista a cura di STEFANO RIZZO