THEE SILVER MOUNTAIN ZION: Lui ci ha lasciati soli, ma fasci di luce, a volte, illuminano di grazia gli angoli delle nostre camere …

Thee Silver Mt. Zion

Thee Silver Mt. Zion: “He Has Left Us Alone but Shafts of Light Sometimes Grace the Corner of Our Rooms…” (2000), “Born into Trouble as the Sparks Fly Upward” (2001), “This Is Our Punk-Rock,” Thee Rusted Satellites Gather + Sing” (2003), “Horses in the Sky” (2005), “13 Blues for Thirteen Moons” (2008), “Kollaps Tradixionales” (2010), “The Pretty Little Lightning Paw” (EP 2004), “Song of the Silent Land” (Compilation 2004), “The West Will Rise Again” (EP 2012)

Thee Silver Mountain Zion sono un progetto collaterale della band canadese di culto Godspeed. You! Black Emperor.
Nel 1999 il chitarrista Efrim Munuck, insieme alla violinista Sophie Trudeau e al bassista Thierry Amar, si staccarono dai GY!BE per debuttare con un’opera fondamentale del post rock/prog anni 90: “He Has Left Us Alone but Shafts of Light Sometimes Grace the Corner of Our Rooms…” L’album risente ancora delle influenze dei Godspeed tranne per l’inclusione di parti cantate, rigorosamente assenti nei brani della band precedente. Atmosfere rarefatte, lunghissime suite e crescendo sovrapposti di archi caratterizzano questo folgorante esordio. Malinconico, romantico e intimista addirittura commovente nei suoi momenti più alti come “Blown-out Joy From Heaven’s Mercied Hole” o “13 Angels Standing Guard ‘Round The Side Of Your Bed” usata nella colonna sonora diMr.Lonelydi Harmony Korine nella suggestiva scena delle suore volanti.

Nei successivi lavori la formazione dei Thee Silver Mountain Zion si amplilerà (anche nel nome diventando Thee Silver Mountain Zion Memorial Orchesta & Tra-La-La Band e successivamente solo Thee Silver Mountain Zion Memorial Orchesta), prendendo derive un po’ più dinamiche. La nuova miscela rock psichedelica caratterizzata da archi e crescendo di chitarre elettriche non è sempre all’altezza del loro album d’esordio. I tanti brani brillanti vanno cercati e scoperti nella loro intera discografia.
Dal loro secondo album intitolato semplicemente “Born into Trouble as the Sparks Fly Upward” il brano musicale “Tho You Are Gone I Still Often Walk With You” è il tema del trailer della quarta serie di “Lost“, così come altri pezzi si sono prestati egregiamente a colonne sonore di film, documentari o pièces teatrali.

Dopo vari cambi di line-up pubblicano nel 2012 l’EP “The West Will Rise Again“. Un breve lavoro coerente con il loro sound, ma molto più energico. Eccezionale il brano d’apertura “What We Loved Was Not Enough part 1” che ricorda i Crime and City Solution.

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SPRING BREAKERS – il circo di Harmony Korine va a Disneyland

SPRING BREAKERS Selena Gomez, Vanessa Hudgens, Ashley Benson e Rachel Korine Harmony Korine

I’m trying to be a motherfucking millionaire. I want money, I want diamonds, I want cars, clothes, and the most beautiful hoesATL Twins

Spring Breakers” è un film più furbo che bello. La ricetta è semplice: prendere quattro teen idol appena maggiorenni, farle recitare tutto il tempo in bikini e lasciarle combinare e dire ogni sorta di sconcezze ed ecco pronto il vostro film pruriginoso e voyeuristico. A dirigerlo, però, resta Harmony Korine lo stesso di “Gummo” e di “Trash Humpers” a cui poco importa sviluppare una gran storia, bensì, scaltramente, vuole solo fotografare la società statunitense nei suoi riti collettivi e con i suoi feticci consumistici che lo terrorizzano e ipnotizzano al tempo stesso.

La trama è una minestra riscaldata tanto è comune a molti film su adolescenti che si ritrovano sulla cattiva strada.  Quattro ragazzine (Selena Gomez, Vanessa Hudgens, Ashley Benson e Rachel Korine) derubano un locale per andare in Florida per le vacanze primaverili. Una volta arrivate si danno alla pazza gioia e a qualche eccesso fino a beccarsi un paio di giorni di carcere. Un delinquente del posto pagherà la loro cauzione, le seduce (tranne una – la Gomez) e le coinvolge nel suo mondo fatto di soldi, droga e violenza.
Ma questo mondo è pericoloso e maledettamente sexy, specie se il delinquente è interpretato da un bravissimo e bruttissimo James Franco. Lontanissimo dal clichè di Scarface bensì un alieno (si fa chiamare Alien) sbarcato su questo mondo per vivere in un eterno party. E’ un rapper, compone poesie, sa fare la cosa giusta, guida auto sportive e potenti, ha un motoscafo e un arsenale in camera sua e pure un pianoforte al bordo della piscina. In un momento molto surreale una canzone di Britney Spears (“Everytime“) diventa poesia pura suonata al pianoforte da Alien mentre le ragazze in passamontagna rosa ballano romanticamente, ma armate di fucili a pompa.

SPRING BREAKERS Selena Gomez, Vanessa Hudgens, Ashley Benson e Rachel Korine Harmony Korine

Così, nel quinto lungometraggio di Korine, i Kalashnikov  vanno a braccetto con “mio mini pony” e gli zainetti a forma di orsacchitto accompagnano orge alcoliche in un caledoscopio di colori saturi e fosforescenti.
Nell’improbabile e stupenda mattanza finale i vestiti griffati degli improvvisati killer sono più importanti della morte. Le ragazze in passamontagna rosa attraversano il pontile di un night club sparando agli affiliati del clan rivale di Alien: una sparatoria anti-epica che ricorda le scene lisergiche di “Enter the Void“.

Spring Breakers” è un rigurgito di icone pop. Non c’è nulla di reale e originale nel mondo del divertimento e per appartenervi occorre possedere i giusti oggetti e imitare i corretti comportamenti…e tutto questo diventa, a modo suo, per le adolescenti del film, un’esperienza spirituale (o, perlomeno, è migliore del nulla in cui vivono abitualmente).

ATL TWINS fotografati da Terry Richardson

ATL TWINS fotografati da Terry Richardson

Nel film appaiono i soliti borderline raccolti per strada da Korine come gli ATL Twins che interpretano se stessi (due gemelli patiti di skate che dormono nello stesso letto, dividono le stesse donne e comunicano telepaticamente), o star di serie B come il delinquente/rapper Gucci Mane, o il rapper rasta Dangeruss. Ma i veri freak del film, questa volta, sono i ragazzi comuni che, pur di essere fighi a ogni costo, si lasciano andare a ogni grado di idiozia e depravazione.

La fabbrica del divertimento per Korine deve sembrare più un luna park dell’orrore fatto di tette rifatte, pettorali gonfiati, machismo alcolico e volgare sensualità in cui si balla fino allo sfinimento sulle note di Skrillex,  Cliff Martinez e, ovviamente, Britney Spears (cantante simbolo di lolitismo, successo e insanità mentale). Una follia collettiva in cui tutti vogliono sentirsi protagonisti di un film porno.

TRIESTE S+F FILM FESTIVAL. Poca fantascienza, ma tante inquietudini.

"La leggenda di Kaspar Hauser" Davide Manuli

“La leggenda di Kaspar Hauser” Davide Manuli

A ridosso del fatidico 21.12.2012, carico di sciagure Maya, si è svolto a Trieste il “Science + Fiction Festival” nato nel lontano 1963 e, fra uno spritz e un po’ di bora, qualche film non me lo sono fatto mancare.

SF Trieste Film Festival

SF Trieste Film Festival

Il noir di fantascienza “Looper” del regista americano Rian Johnson, è il film di apertura di quest’anno. Nel nostro futuro i viaggi nel tempo sono possibili, ma illegali. Chi ne fa uso è la criminalità organizzata. Quando deve far sparire qualche personaggio indesiderato spedisce indietro di trent’anni il soggetto. Ad attenderlo, ad una determinata ora in un preciso posto, dei sicari chiamati “looper” pronti a freddarlo. Questi “looper” fanno la bella vita, ma da contratto, fra trent’anni, saranno rispediti a loro volta indietro nel tempo chiudendo il cerchio. Quando giunge la tua ora non sei mai molto felice di rispettare alla lettera simili clausole, soprattutto se ti sei appena innamorato e se sei Bruce Willis. Con un escamotage (tanti cazzotti) Willis torna indietro nel tempo per cercare di modificare il corso degli eventi pur di mantenere integra la sua storia d’amore, ma deve fare letteralmente i conti con se stesso (Joseph Gordon-Levitt nella versione giovane di Willis). Lasciando perdere la meccanica del paradosso temporale, che non torna completamente, il film è un piacevole intrattenimento ricco di trovate geniali e sostenuto da un ritmo serrato e ben calibrato.

Cosa potrà mai dire, invece, di fantascientifico l’amato Harmony Korine nel film a episodi “The Fourth Dimension”? Niente, era quasi ovvio. Korine inventa un attore in declino (Val Kilmer) reinventatosi predicatore da centro commerciale in una desolata periferia americana. Nel corso dei sui imbarazzanti “convegni” invita un branco di perdenti creduloni a prendere tutte le loro paure e spararle nella quarta dimensione. Nel successivo episodio, diretto dal russo Alexey Fedorchenko (autore del bel film “Silent Soul” presentato a Venezia nel 2010), uno scienziato un po’ miserabile inventa un apparecchio in grado di vedere brevemente nel passato. La geniale invenzione non serve poi a molto, specie se la si usa solo per capire perché la moglie l’abbia abbandonato anni prima. L’ultimo episodio di Jan Kwiecinski segue un gruppetto di giovani sbandati che fa baldoria in un villaggio abbandonato in attesa venga spazzato via da un’inondazione colossale.

FS Trieste 2

Errors of Human Body” di Eron Sheean (presente al Festival anche come sceneggiatore di “The Divide” di Gens e vincitore del Festival di Trieste di quest’anno) è un fanta thriller ambientato nell’Istituto di Ricerca Scientifica di Dresda. Il fascino del film è proprio l’ambientazione gelida e asettica del centro ricerche e l’incontro con i suoi “abitanti”: ricercatori dai caratteri forti, ambigui e competitivi. L’inquietudine crescente del film sta nelle domande che rimangono a margine della storia: “fino dove si è disposti a sperimentare pur di ottenere un risultato?”, “l’etica è un ostacolo per la ricerca?”, “le cure che ci aiutano a vivere meglio a che prezzo sono state ottenute?”.

Resolution” dei simpatici Justin Benson e Aaron Scott Moorhead è una pellicola atipica. Più ci si ripensa e più piace. Impossibile inquadrarla in un genere o definirne la trama. Michael tenta un ultimo disperato tentativo di salvare il suo migliore amico Chris dalla tossicodipendenza. Michael è il bravo ragazzo a cui la vita sorride che, certo della sua “missione”, ammanetta Chris, l’amico d’infanzia depresso che ha trovato nel crack gli unici momenti di felicità. Le fantasie paranoiche di Chris sono quelle tipiche di un tossicodipendente, quelle che si fanno strada nell’annoiato Michael sono ben più strane. Inizia a vedere cose bizzarre, conoscere personaggi inquietanti, incontrare delinquenti indiani e forze soprannaturali. Bravissimi gli attori a mantenere un tono da commedia credibile, quasi mai drammatico, anche nelle situazioni più folli.

FS Trieste 1

The Butterfly Room” di Jonathan Zarantonello è un altro thriller piuttosto malsano confezionato per la mitica Barbara Steele nel ruolo di una glaciale e cattivissima vecchietta adescatrice di bambine. Zarantonello è molto bravo a mostrare il lato oscuro di ogni personaggio, soprattutto delle diaboliche bambine, ma la scelta di piani temporali sfasati confonde inutilmente.

Venerdì è una giornata di decisioni: purtroppo scelgo il pessimo film “Doomsday Book” al posto del post-apocalittico “Mia” di Fulvio Ottaviano e all’antiepico documentario sulla conquista dello spazio in chiave femminista “No Gravity” di Silvia Casalino, entrambi interessantissimi prodotti italiani.

Doomsday Book” è, invece, un inutile film coreano a episodi: il primo col solito virus zombificante che infetta Seul, nel secondo il robot buddista che raggiunge l’illuminazione avrebbe annoiato anche Asimov settant’anni fa, il terzo almeno fa ridere: una bambina ordina la palla da biliardo n.8 su uno strano sito. Le sarà recapitata dopo qualche mese sottoforma di un gigantesco meteorite in rotta di collisione con la Terra. Cosa ci faccia alla fine il controllore di “Galaxy Express 999” lo sa solo il regista. Un citazione pop colta alla Murakami? Forse è ora di guardare un po’ meno l’Asia e guardare di più cosa creiamo in Italia fra mille difficoltà. E’ il caso de “La Leggenda di Kaspar Hauser” del bravo Davide Manuli (scelto a scapito di “Antiviral” di Cronenberg figlio). Film molto bello sostenuto dal carisma di Vincent Gallo, dalla bravura di Silvia Calderoni (dei Motus) e dalle musiche elettroniche di Vitalic. Silvia interpreta un inedito e tarantolato Kaspar Hauser perso in un ballo perenne. C’è chi lo scambia per un messia, chi lo considera una minaccia, chi gli insegna a fare il dj. Una pellicola surreale e visionaria, quasi un’esperienza da ballare più che da subire seduti in una poltroncina del cinema.

"La leggenda di Kaspar Hauser" Davide Manuli

“La leggenda di Kaspar Hauser” Davide Manuli

Forse i film più interessanti del festival li perdo: “Holy Motors” del grande Carax, “John Dies at the End” di Don Coscarelli capace di alternare grandi idiozie a cult epocali e il curioso “Baikonur” girato in un piccolo villaggio della steppa russa i cui abitanti raccolgono detriti spaziali considerandoli quasi sacri.

Alla festa di inaugurazione i “The Mothership” iniziano il loro concerto leggendo la prima pagina di “Dune” di Frank Herbert. Mentre raccontano il concepimento di Paul Atreides da parte di una Bene Gesserit, mi accorgo che mi manca qualcosa da questo Festival: qualche sana saga spaziale come quelle che riempiono ancora i ricordi più libidinosi di tutti i fanta nerds come me. Basta virus, zombi e inner space! Ridateci almeno “Starcrash” di Cozzi!

HARMONY KORINE – il Buster Keaton tossico

Harmony Korine - Terry Richardson

Harmony Korine – Terry Richardson

Fra le chiacchiere di Bellocchio, gli scontati applausi a Kim Ki-Duk e le provocazioni di Seidl, il film più interessante presentato a Venezia quest’anno è stato poco considerato, segno che anche quest’opera finirà nell’oblio di pellicole non distribuite sul comatoso mercato italiano. “Spring Breakers” è il quinto lungometraggio dell’inquieto Harmony Korine, personaggio corteggiato a distanza dall’industria cinematografica e con un ormai accanito gruppo di estimatori.

Harmony Korine- Spring Breakers

Harmony Korine- Spring Breakers

In questa nuova pellicola il regista californiano furbescamente raduna un cast che fa scalpore: fra le quattro adolescenti disinibite protagoniste di “Spring Breakers” spiccano i nomi delle giovanissime teen idol Vanessa Hudgens (“Beastly”, “High School Musical”) e sopratutto Selena Gomez della scuderia Disney. Tutt’altro che family friendly i ruoli che interpretano, anzi rappresentano l’incubo di ogni genitore. Così Vanessa e Selena, insieme a altre due amiche del cuore, ansiose di godersi nuove esperienze, decidono di rapinare un fast food con delle armi giocattolo per scappare in Florida per lo Spring Break, le goliardiche vacanze scolastiche primaverili. Vengono arrestate e, poco dopo, scarcerate da uno spacciatore (!) che se le porta a casa e le convince a uccidere il suo nemico (?).

Kids - Harmony Korine + Larry Clark

Kids – Harmony Korine + Larry Clark

Riassunto così il film pare un po’ una vaccata e le atmosfere sembrano rimandare più ai film del suo ex compagno di avventure Lerry Clark a cui sceneggiò nel 1995, a soli 21 anni, l’allucinante “Kids” (ancora oggi uno dei film più brutali nel descrivere la promiscua e sregolata gioventù statunitense travolta da sesso, droga e aids) e nel 2002 “Ken Park” (film scandalo tutt’ora supercensurato). Visti i numerosi fischi ricevuti a Venezia confidiamo che Korine non abbia perso lo smalto, riciclandosi con un prodotto scabroso fine a se stesso come accade troppo frequentemente al suo amat0/odiato ex socio, troppo attento a filmare morbosamente i suoi personaggi/attori adolescenti. L’immaginario di Harmony Korine, infatti,non è puramente voyeuristico come quello di Larry Clark, ma sa immergersi talmente nella realtà malata americana da diventare surreale, poetico o terrificante.

Harmony Korine Film Poster: Gummo - Julien Donkey Boy- Mr. Lonley

Harmony Korine Film Poster

Icona del suo cinema è l’innocente e perverso ragazzino vestito da coniglio rosa di “Gummo“, il suo film d’esordio, che si aggira mezzo nudo come un randagio mentre i suoi coetanei sniffano colla nel bosco o vendono gatti morti ai ristoranti. Gli adulti bevono, fanno prostituire le figlie ritardate e vivono nell’indifferenza. Non c’è trama nel film, solo degli sketch nonsense di totale degrado in cui gli attori interpretano poco più che loro stessi.”Gummo” è il quotidiano di Xenia, un paese dell’Ohio tanto povero da sembrare volgare.

“Qualche anno fa un tornado si è abbattuto sul villaggio, in tanti sono rimasti uccisi qui. Cani e gatti sono morti, case spaccate a metà, collane e braccialetti sopra gli alberi. I morti avevano le ossa che gli uscivano dalla testa, Oliver ha trovato una gamba sul letto, molti padri di famiglia sono morti durante il grande tornado e ho visto una ragazza volare per aria e le ho guardato sotto la gonna..” così racconta con voce narcotizzata il piccolo Solomon (Jacob Reynolds) all’inizio del film. Gli scarti di “Gummo” diventarono qualche anno dopo “The Diary of Anna Frank p. II” con scene di vomitate collettive sulla Bibbia, e funerali di cani.

Un simile esordio lasciò spiazzata la maggioranza del pubblico e della critica, che lo etichettò frettolosamente un film fine a se stesso, ma stupì e interessò Werner Herzog (che da allora recitò nelle successive pellicole del giovane regista) e Gus van Sant (la sua bella trilogia “Elephant”, “Last Days” e “Paranoid Park” è influenzata, a mio parere, dall’immaginario di Korine).

Gummo - Harmony Korine

Gummo – Harmony Korine

In “Julien Donkey Boy” Korine analizza più da vicino il nucleo familiare borderline statunitense, avvicinandosi stilisticamente ai film Dogma (Dogma #6). Julien è schizofrenico, il padre e padrone (Herzog) lo deride e umilia in continuazione, riversando il suo amore per l’altro figlio che allena per essere un vincente nella vita. La sorella è incinta e ha un rapporto torbido con Julien, fingendo di essere loro madre morta che veglia su di lui. Un film spesso insostenibile, con scene crude come l’inizio, in cui Julien uccide un ragazzino con cui ha litigato, o la drammatica fine. Bravissimo Ewen Brenner (lo”Spud” di “Trainspotting”) a interpretare il confuso e stralunato Julien con i suoi ossessivi monologhi insensati e dagli atteggiamenti impulsivi e inconsapevolmente pericolosi.

Harmony Korine

Harmony Korine con Denis Lavant in “Mr. Lonely

Dopo otto anni di depressione e tossicodipendenze, Korine dirige il suo terzo lungometraggio (grazie anche all’aiuto di della stilista Agnes B.): “Mister Lonely” una commedia surreale completamente diversa dalle precedenti pellicole. La storia è lineare, mancano le sperimentazioni visive di “Julien Donkey Boy” e le forzate provocazioni di “Gummo“. I personaggi di “Mr. Lonely” di lavoro fanno tutti i sosia di personaggi famosi e vivono in una comunità per imitatori. La loro vita è solo una replica degli atteggiamenti della star che hanno studiato. Vivono senza identità proprie, chiamandosi con i nomi dei popolari personaggi che interpretano, in una perenne finzione di vita. La loro ambizione è solo somigliare a Marylin, o Michael Jackson, Charlie Chaplin (interpretato da un hitleriano Denis Lavant), Abramo Lincoln, il Papa, la Regina (Anita Pallenberg), Sammy Davis Jr., cappuccetto rosso, Madonna e James Dean.

Qui sotto la scena delle suore volanti tratta da “Mr. Lonely“; musica Thee Silver Mountain Zion

La storia principale è intervallata, senza motivo apparente, dalle gesta di una comunità di suore missionarie guidate da un padre alcolizzato (un indimenticabile Werner Herzog) , che con la sua fede e il suo aeroplano vuole catechizzare le aree più sperdute della giungla panamense. Bellissime e di rara poesia le scene della sottotrama panamense. Memorabile la caduta della giovane suora dall’aereo. Il vestito azzurro della suora volteggia con grazia nel cielo come un angelo in attesa dello schianto, ma la sua preghiera, così semplice e così profonda, la miracolerà. Le ipnotiche note di “13 Angels Standing Guard ‘Round the Side of Your Bed” dei Silver Mt. Zion (progetto collaterale dei Godspeed You! Black Emperor) sono il commento perfetto a queste scene surreali. Chi cerca emozioni forti non le troverà in questo malinconico e, a modo suo, romantico film, sempre leggero anche nei momenti più drammatici.

Harmony Korine - Trash Humpers

Harmony Korine – Trash Humpers

Ma è l’invisibile “Trash Humpers” l’opera più radicale e rappresentativa di Harmony Korine. Degrado e squallore tornano a essere i veri protagonisti della pellicola tanto da avvicinarsi a un film horror. Tre personaggi con maschere da vecchi girano per una periferia così noiosa da risultare inquietante ingroppandosi i sacchi dell’immondizia, compiendo inutili atti vandalici e, saltuariamente, ammazzando qualcuno. Nessuna trama, siparietti idioti e deliranti si alternano a parcheggi deserti dagli onnipresenti lampioni. Ognuno sembra interpretare se stesso (questo forse il vero lato terrificante). Un mockumentary di come si può cadere gioiosamente in basso. “Trash Humpers” è una sorta di “Jackass” fatto da freak borderline dagli istinti omicidi, tutto filmato con tre torce elettriche e una telecamera VHS.

Qui un’intervista in cui il regista ci illumina sull’estetica di questo film (se di un film di può parlare).

Chi volesse avvicinarsi con cautela a questo regista può farlo attraverso il video dei Sonic YouthSunday” in cui compare un’ossessione di Korine: l’ex bambino prodigio Macaulay Culkin.

Harmony Korine - Macaulay -Sonic Youth

Harmony Korine – Macaulay -Sonic Youth

o il lungo surreale clip girato per gli Antwoord

Altrimenti farsi due risate con una vecchia intervista da sballato al David Letterman Show (la versione USA del Maurizio Costanzo Show) in cui annuncia di fare il sequel di “Titanic“.