La mostra delle atrocità di TETSUYA ISHIDA

Tetsuya Ishida - Recalled (1998)

Tetsuya Ishida – Recalled (1998)

Fino a quando avremo un corpo sperimenteremo il body horror” scrive, in un articolo del 2014 dedicato a Jake e Dinos Chapman e pubblicato sul The Guardian, il critico d’arte inglese Jonathan Jones.

Col termine “body horror” siamo soliti identificare un genere post-moderno che ha avuto fortuna soprattutto in campo cinematografico, ma esso si basa su un’idea, quella della mutazione del corpo umano con sottintesi allegorici, che in realtà ha origini molto antiche. Con molta facilità si può trovare un precedente illustre nel celeberrimo Hieronymus Bosch, il quale era solito dipingere scene surreali popolate da creature dal profilo biologico ambiguo, impossibili fusioni tra esseri umani, animali, vegetali e persino strumenti meccanici. Certamente animato da un’immaginazione senza eguali, Bosch non lesinava prestiti da patrimoni iconografici elaborati nei secoli precedenti, in particolare dall’immaginario popolare e dai repertori alchemici, proponendoli dalla prospettiva inedita di una riflessione esistenziale sull’essere umano.

Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch

L’esperienza di Bosch è risultata seminale per un gran numero di artisti nei secoli successivi, influenzando personalità dei più svariati contesti, dall’olandese Pieter Bruegel il Vecchio all’austriaco Alfred Kubin, dal polacco Zdzislaw Beksinski agli inglesi Jake e Dinos Chapman, tanto per citarne alcuni. Un’influenza che comunque non ha impedito loro di raccontare il proprio presente, rendendo l’orrore biologico un tema sempre attuale, perfetta metafora di una contemporaneità disumanizzata dal progresso e dal disgregarsi del tessuto sociale.

Alfred Kubin (1900 ca) e Zdzislaw Beksinski (1970 ca)

Alfred Kubin (1900 ca) e Zdzislaw Beksinski (1970 ca)

 

Uno sviluppo peculiare dell’idea di body horror la si può trovare nell’arte di Tetsuya Ishida, pittore giapponese che negli ultimi anni ha avuto una grande fortuna, purtroppo postuma, presso i mercati e la critica occidentale. L’opera di Ishida è ricca di elementi tipici della cultura giapponese, e per questo può risultare di difficile comprensione al di fuori del suo ambito d’origine, ma nondimeno in essa è stata riconosciuta la capacità di trascendere la contestualizzazione storica e geografica e di comunicare ad una sensibilità più ampia, comune alle società post-industriali.

Nato nel 1973 e morto prematuramente nel 2005, Tetsuya Ishida è considerato una delle voci più autorevoli del cosiddetto “decennio perduto”, ovvero del periodo di crisi economica che investì il Giappone agli inizi degli anni Novanta, lasciando ferite profonde in una società che fino ad allora aveva conosciuto una costante crescita economica. Diventato maggiorenne proprio negli anni in cui la crisi piombava sul suo Paese, Ishida ne aveva sofferto in prima persona le conseguenze sociali, in particolare l’esasperazione che veniva posta sulle scelte professionali dei giovani. A questo il pittore aveva reagito con un atto di ribellione, rifiutando gli studi scientifici verso cui lo spingeva la famiglia e decidendo di laurearsi a proprie spese in Design della Comunicazione Visiva.

 

Tetsuya Ishida - Senza titolo (sd)

Tetsuya Ishida – Senza titolo (sd)

 

Tetsuya Ishida - Awakening (1998)

Tetsuya Ishida – Awakening (1998)

 

La mutazione del corpo umano è il principale espediente attraverso il quale Ishida cattura il volto di una società basata sui principi del progresso, dell’inquadramento sistematico e dell’economia di scala. La sua pittura, figurativa e di matrice neo-surrealista, sceglie come soggetto la quotidianità, rivelandola nel suo orrore di ciclo produttivo serializzato in cui l’uomo diviene un semplice ingranaggio o, peggio ancora, un prodotto di consumo. Venuto a mancare il concetto stesso di individuo (a ripetersi è sempre ed inesorabilmente lo stesso volto) all’essere umano non rimane che divenire ciò di cui la società ha bisogno: l’estensione di uno strumento di lavoro (il controllore e il commesso di Complaint, 1998 e Supermarket, 1996), della merce in transito quotidiano (i pendolari-pacchi di Senza titolo, 1997), il contenitore dove vengono smaltiti i rifiuti biologici (gli uomini-orinatoi e gli uomini-wc che compaiono in varie opere).

Tetsuya Ishida - Complaint (1996) e Long Distance (1999)

Tetsuya Ishida – Complaint (1996) e Long Distance (1999)

 

L’atto di accusa di Ishida è violento e non teme di portare alle estreme conseguenze i suoi lati più grotteschi, esponendo senza alcuna censura forme ed anatomie orribili e  scandalose. Una mostra delle atrocità allestita con un’urgenza viscerale ma, allo stesso tempo, un’attenzione maniacale al dettaglio, con mille particolari che si stagliano con brutale realismo, anche quando il loro significato è volutamente indecifrabile e rimanda all’esperienza personale dell’autore, che non ha mai fornito molti indizi per comprendere a fondo la sua arte. Guidato dalla volontà di catturare il sentire comune di un’intera generazione schiacciata dalla crisi, nelle poche interviste concesse quando era in vita Ishida ha ridimensionato la chiave di lettura autobiografica dei suoi dipinti, destinandola così ad essere un enigma insoluto.

Tetsuya Ishida - Body Fluids (2004)

Tetsuya Ishida – Body Fluids (2004)

 Comunque l’aspetto della sua opera che incuriosisce la critica occidentale non è tanto la ricchezza di contenuti simbolici, cosa in fin dei conti tipica del surrealismo, quanto l’immediatezza del messaggio di fondo. Nei momenti migliori l’arte di Ishida ha contorni kafkiani che la avvicinano alle opere più weird di George Tooker, grande interprete in pittura dei principi di Frantz Kafka. Caratterizzato da uno stile pittorico di impostazione classica e partendo da una base realistica, Tooker rappresentava la società moderna in composizioni surreali prive di elementi fantastici, ma in cui l’idea di serializzazione delle strutture burocratiche era spinta fino a paradossi opprimenti.

George Tooker - Government Bureau (1956)

George Tooker – Government Bureau (1956)

 

Come in Tooker, anche in Ishida il parossismo della simmetria diviene la regola fondante della prigione del quotidiano: l’alienazione dell’uomo moderno si consuma in un ufficio-manicomio, in un ospedale-discarica, in una classe-catena di montaggio.

Articolo di Fabio Zanchetta
Progetto Fin de Siècle

 

Tetsuya Ishida - Waiting for a chance (1999)

Tetsuya Ishida – Waiting for a chance (1999)

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GIAPPONE ISOLA SADICA: Incubi Manga

Kazuo Umezu "Left Hand of God, Right Hand of the Devil"

Kazuo Umezu: “Left Hand of God, Right Hand of the Devil”

I manga in Giappone li leggono tutti. Adulti e bambini, uomini e donne. In metropolitana, in un parco, con gli amici. E’ come per noi leggere il giornale. Fantasy, erotici, horror, adolescenziali, comici, … di ogni genere. In Italia solo una minima parte viene pubblicata. In questo vasto universo c’è un sottobosco di autori estremi poco conosciuti all’estero. Molti J-Horror sono trasposizioni più o meno censurate dei lavori di questi autori.

Go Nagai: "Violence Jack"

Go Nagai: “Violence Jack”

Il padrino del manga horror erotico e violento è sicuramente Go Nagai (1945), più conosciuto come l’inventore dei robot giganti (Mazinga, Ufo Robot, Jeeg Robot), ma anche autore della serie “Devil Man” e dell’efferato manga “Violence Jack”.
Fra i migliori mangaka estremi, meno noti e meno tradotti di Go Nagai, ci sono Suehiro Maruo, Junji Ito, Shintaro Kago e Kazuo Umezu.

Suehiro Maruo

Suehiro Maruo "Midori. La Ragazza delle Camelie"

Suehiro Maruo: “Midori. La Ragazza delle Camelie”

Suehiro Maruo (1956) è il più raffinato disegnatore giapponese di incubi. Le sue tavole sono un dettagliato caleidoscopio di orrori, in cui la realtà si colora di torbide visioni. Sesso e feticismo sono il perno delle sue opere. “Il Bruco” e “La Strana Storia dell’Isola Panorama“, tratti entrambi da due racconti di Edogawa Ranpo, sono i suoi capolavori. Ma è con “Il Vampiro che Ride“, la raccolta di racconti brevi “Notte Putrescente” e sopratutto “Midori, la ragazza delle Camelie“che l’universo malsano di Maruo risalta maggiormente. Midori è una bambina che è stata venduta a un circo di freaks che abusa continuamente di lei. L’arrivo di un nano prestigiatore cambierà violentemente le gerarchie del gruppo di artisti da strada. Bellissime le sue illustrazioni, che mischiano l’arte pop, le pubblicità vintage di propaganda e la cartellonistica cinematografica.

Junji Ito

Junji Ito "Tomie"

Junji Ito: “Tomie”

Junji Ito (1963) è un mangaka più classico rispetto a Maruo. Contrariamente alle elaborate ed equilibrate composizione grafiche di Maruo, Ito ha un gusto molto cinematografico. Le tavole horror esplodono con una violenza improvvisa e spaventosa, oppure crescono di vignetta in vignetta in un’escalation di tensione “Tomie” (1987) è il suo primo lavoro diviso in sei capitoli apparentemente slegati fra di loro. L’unico elemento di continuità è Tomie: una ragazza bellissima che fa innamorare e impazzire gli uomini e fa morire di invidia tutte le donne. Ma lei non è umana: ogni volta che muore rinasce per vendicarsi. “La Villa” e “La Cascata” sono i migliori episodi del manga. Ben otto film sono stati tratti da “Tomie“, tuttavia queste pellicole, sceneggiate dallo stesso Ito, risultano piuttosto infantili.

Junji Ito a sinistra "Tomie" "Uzumaki"

Junji Ito: a sinistra “Tomie” in centro e a destra “Uzumaki”

Uzumaki” (1998/1999) è la sua opera più folle. Una cittadina giapponese è stata maledetta da forze maligne. Gli abitanti si comportano in maniera strana, tutti ossessionati tutti dalla forma della spirale. La cittadina e i suoi abitanti saranno tagliati fuori dal resto del mondo a causa di una tromba d’aria e saranno costretti a convivere con questi eventi sovrannaturali. C’è chi si trasforma in esseri deformi e verminosi, chi in una lumaca bavosa, chi ritorna dalla morte dopo un agghiacciante incidente d’auto. Un capolavoro horror da cui Ito trarrà nel 2000 un film deludente, diretto da lui stesso.
Gyo” (2001) non è particolarmente originale, ma graficamente conferma Ito come il migliore disegnatore di manga horror. La storia ruota intorno a misteriosi esperimenti genetici della seconda guerra mondiale. Splendide le abominevoli e putrescenti mutazioni  cyber-animali che iniziano ad attaccare gli abitanti di un villaggio giapponese.

Shintaro Kago

Shintaro Kago

Shintaro Kago: “Super-Conductive Brains Parataxis”

Shintaro Kago (1969) è più orientato verso la fantascienza . Le sue storie sono ironiche, bizzarre, non-sense e spesso giocano con la quarta parete. I suoi brevi racconti sono dei rompicapo visivi che spezzano le regole della prospettiva e dei margini della pagina come nell’ escherianoAbstraction” o nel fibonaccistico Blow-Up“. I temi trattati riguardano quasi sempre le più efferate deviazioni sessuali. Nel fastidioso “Closed Hospital” e in “When All Is Said And Done” i protagonisti scoprono quanto sono erogene le emorroidi e se le fanno crescere a dismisura. “Suck It” è un Manga POV (point of view) il cui protagonista immortala tutte le persone con cui fa sesso orale. Inizialmente colleziona soltanto ragazze di diverso tipo, poi persone con deformità o infezioni, dopo passa ad animali e infine a cadaveri. Finale Nekromantico.

Shintaro Kago: "Labirynth"

Shintaro Kago: “Labirynth”

Super-Conductive Brains Parataxis” è il bel fumetto di fantascienza non erotico ambientato in un futuro in cui esseri biomeccanci vengono creati in laboratorio per vari scopi. Idea che è anche alla base anche della serie “The Power Plant” in cui le auto, invece di avere motori, sono portate sulle spalle da umanoidi che non inquinano con gas di scarico, ma defecano per la strada.

Shintaro Kago: "BlowUp"

Shintaro Kago: “BlowUp”

Kazuo Umezu

Kazuo Umezu: "Left Hand of God, Right Hand of the Devil"

Kazuo Umezu: “Left Hand of God, Right Hand of the Devil”

Kazuo Umezu (1936), bizzarro personaggio e grande mangaka dell’estremo, ha un tratto stilizzato, tipico di quella generazione di disegnatori vicina a Osamu Tezuka.
Le vignette pesantemente inchiostrate sono dense di atmosfere cupe e maligne. Dalle ombre nere dei suoi scenari emergono feroci demoni o cadaveri atrocemente sfigurati. I bambini sono quasi sempre protagonisti/vittime di queste favole nere. Kazuo  è molto abile a descrivere il loro piccolo mondo impotente. Nello spettacolare “Left Hand of God, Right Hand of the DevilSou è un bambino col dono/maledizione di vedere la vera natura delle persone. La vita quotidiana di Sou è un inferno perché sa che vicino a noi vivono malvagie entità mimetizzate, ma i suoi familiari non lo prendono sul serio, i compagni di classe non sopportano le sue insensate urla di terrore e le mostruosità che ci attorniano non vogliono essere smascherate.

Kazuo Umezu: "Left Hand of God, Right Hand of the Devil"

Kazuo Umezu: “Left Hand of God, Right Hand of the Devil”

“The Drifting Classroom” (1974) alunni e docenti di una scuola si trovano improvvisamente teletrasportati in un misterioso deserto che scopriranno essere il futuro devastato da una serie di cataclismi. Un “Signore delle Mosche” rivisitato da P. K. Dick.
“Scary Book” è una raccolta di storie brevi.
Reptilia” (del 1965 e recentemente tradotto) è ambientato in un villaggio giapponese terrorizzato da una donna serpente.
Numerosi gli adattamenti cinematografici e a cartoni animati, ma senza il bianco e nero che caratterizza i fumetti, le atmosfere malefiche si perdono completamente.

Shintaro Kago "Abstraction"

Shintaro Kago “Abstraction”

Suehiro Maruo

Suehiro Maruo

GIAPPONE ISOLA SADICA. I pittori Tsukioka Yoshitoshi e Seiu Ito

La casa solitaria sulla Brughiera di Adachi” di Tsukioka Yoshitoshi

“La Casa solitaria sulla Brughiera di Adachi” di Tsukioka Yoshitoshi

Tsukioka Yoshitoshi (1839-1892) è l’ultimo grande maestro di ‘Ukiyo-e: una tecnica di stampa su blocchi di legno (quelle a tema erotico sono chiamate Shunga), tecnica che morì con lui sostituita da nuovi metodi occidentali come la fotografia e la litografia. Yoshitoshi rinnovò l’arte giapponese, introducendo regole di prospettiva occidentali e tematiche fantasiose e particolarmente sanguinose fino ad allora poco esplorate.

28 assassini

28 MURDERS: Inada Kyūzō Shinsuke woman suspended from rope.- Danshichi Kurobei murdering the old man in the mud – Naosuke Gombei ripping off a face – Furuteya Hachirōbei murdering a woman in a graveyard

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Tsukioka Yoshitoshi: 100 Aspects of the Moon “Inaba Mountain Moon” The young Toyotomi Hideyoshi leads a small group assaulting the castle on Inaba Mountain

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Tsukioka Yoshitoshi

Nonostante le opere migliori siano legate all’ultimo periodo della sua produzione artistica, in particolar modo con la stupefacente serie “Cento Aspetti della Luna“, la fama di Yoshitoshi è legata al suo periodo “sanguinario”. La serie “Stampe di Sangue” è una rappresentazione della guerra e della morte molto esplicita. Nell’inquietante “Ventotto Omicidi con Poesia” i soggetti sono, generalmente, donne legate e fatte a pezzi. “Cento storie della Cina e del Giappone” e “Trentasei Fantasmi” sono storie tradizionali di fantasmi, ma disegnate per la prima volta con un gusto inquietante, quasi gotico.

Seiu Ito

Seiu Ito

I suoi lavori influenzarono molti artisti giapponesi fra cui Seiu Ito.

Seiu Ito (1882-1962) fu un pittore molto controverso la cui fama è legata alla sua passione per le torture e per quello che oggi definiamo bondage (o in giapponese shibari). Ito era solito legare i suoi modelli e fotografarli. Dalle fotografie traeva l’ispirazione per i suoi dipinti. L’artista giapponese fu folgorato dal dipinto “La casa solitaria sulla Brughiera di Adachi” di Tsukioka Yoshitoshi tanto da fotografare legata a testa in giù la sua modella/amante incinta proprio come si vede nella stampa.

La moglie/modella di Seiu Ito

La moglie/modella di Seiu Ito

Sulla vita di Ito fu tratto il film “Beauty’s Exotic Dance: Torture!” del regista Noboru Tanaka (“Watcher in the Attic“) specializzato in Ero Guro. Nonostante buoni spunti il film ruota sull’aspetto sadico/erotico dell’artista e sul suo rapporto morboso e nichilista con la modella/amante. L’arte pittorica di Ito è scambiata con quella fotografica. Un’occasione sprecata per far conoscere quest’uomo tormentato e osteggiato dalla censura giapponese. Molte sue opere sono state distrutte nei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.

36 GHOSTS: un demone appare di notte a un nobiluomo che lo scaccia senza paura – una giovane quarda gli aironi – Un tasso pone una domanda sulle strategie militari a un futuro leader, ma viene ucciso – Un demone notturno taglia il braccio all’eroe Watanabe e scappa con il suo arto reciso

Tsukioka Yoshitoshi: 36 GHOSTS:
un demone appare di notte a un nobiluomo che lo scaccia senza paura – una giovane quarda gli aironi – Un tasso pone una domanda sulle strategie militari a un futuro leader, ma viene ucciso – Un demone notturno taglia il braccio all’eroe Watanabe e scappa con il suo arto reciso

36 Ghosts 2SERIE

Tsukioka Yoshitoshi: 36 GHOSTS:
Il samurai porta una bella ragazza attraverso il ruscello al chiaro di luna. Dal riflesso nell’acqua il samurai si accorge che la ragazza è un demone con le corna, sguaina la spada e colpisce per un kill, prima che possa utilizzare un pugnale o strangolare – La bella cortigiana aveva una relazione con l’abate. Per lo scandalo l’eremita si uccise. Lei guarda il fuoco. Cerchi di fumo creano il fantasma del suo amante. – Un uomo malvagio intende costruisce un santuario e si avvicina un vecchio albero per il suo legno. Lo spirito del ciliegio appare come una cortigiana. – Il ‘ragazzo d’oro’, osserva la carpa gigante. Questo mostro ha mangiato sua madre. Presto lotterà contro il mostro con il suo coltello per vendicarla.

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Tsukioka Yoshitoshi: 36 GHOSTS
Yoshihira è stato ucciso da Namba vicino a una cascata. Il guerriero morto si è trasformato in un furioso dio del tuono e ha gettato un fulmine da un torrente di nuvole. Ucciderà Namba. – Kiyohime, innamorata del monaco Anchin, si trasforma in un serpente e attraversa il torrente per raggiungerlo. – Un ufficiale dell’esercito combatte un fantasma. La statua del Buddha sorride. – Yoshitoshi ritrae la sua cortigiana preferita ‘Phantom Lady’. SUllo sfondo gli scheletri ballano una danza macabra.

36 GHOSTS: Un imperatore fece un sogno delirante. Due demoni combattevano per la sua salute. La febbre fu sconfitta. - Sanekata è stato spedito dall'imperatore in campagna come una punizione. Il nobile invecchiato guarda uno stormo di uccelli. Egli paragona la sua solitudine con l'allegria dei passeri. - Un centopiedi gigante si avvicina al palazzo del mare del Re Drago. L'arciere galante sta per uccidere il mostro. La Principessa Otohime si nasconde dietro l'eroe. - Un signore si sveglia e vede il riflesso di una ragazza demoniaca in una ciotola. Vuole inghiottirlo.

Tsukioka Yoshitoshi: 36 GHOSTS
Un imperatore fece un sogno delirante. Due demoni combattevano per la sua salute. La febbre fu sconfitta. – Sanekata è stato spedito dall’imperatore in campagna come una punizione. Il nobile invecchiato guarda uno stormo di uccelli. Egli paragona la sua solitudine con l’allegria dei passeri. – Un centopiedi gigante si avvicina al palazzo del mare del Re Drago. L’arciere galante sta per uccidere il mostro. La Principessa Otohime si nasconde dietro l’eroe. – Un signore si sveglia e vede il riflesso di una ragazza demoniaca in una ciotola. Vuole inghiottirlo.

36 GHOSTS: La palma è stata importata, ma si lamenta dal freddo. Il samurai conferma. - Una concubina mise un incantesimo all'imperatore, per questo fu punita. - Due fantasmi si recano a un appuntamento notturno. Al mattino un uomo sarà trovato morto. - Questo uomo arrabbiato condusse una flotta durante una battaglia navale nel 1185. Egli gettò in acqua, quando la lotta era senza speranza. I suoi uomini lo seguirono. Ora appare come fantasma alla laguna di Daimotsu.

Tsukioka Yoshitoshi: 36 GHOSTS
La palma è stata importata, ma si lamenta dal freddo. Il samurai conferma. – Una concubina mise un incantesimo all’imperatore, per questo fu punita. – Due fantasmi si recano a un appuntamento notturno. Al mattino un uomo sarà trovato morto. –
Questo uomo arrabbiato condusse una flotta durante una battaglia navale nel 1185. Egli gettò in acqua, quando la lotta era senza speranza. I suoi uomini lo seguirono. Ora appare come fantasma alla laguna di Daimotsu.

36 GHOSTS: Il fantasma di una donna si alza dal pazzo. Una volta fece cadere un prezioso piatto nel pozzo. Ora il suo spirito piange senza consolazione. - Kiyomori era diventato l'uomo più famoso del Giappone per la sua spietatezza. Ora soffre di follia e nell'inverno del 1180, guarda i crani delle sue vittime in agonia e perirà presto. - Un eroico arciere fa un'impressione feroce. I demoni fuggono quando li guarda. - Un samurai valoroso striscia attraverso un tunnel in una grotta sul monte Fuji. La dea della misericordia, Kannon lo vede. Cominciano una conversazione in cui lei loda il suo coraggio.

Tsukioka Yoshitoshi: 36 GHOSTS:
Il fantasma di una donna si alza dal pazzo. Una volta fece cadere un prezioso piatto nel pozzo. Ora il suo spirito piange senza consolazione. – Kiyomori era diventato l’uomo più famoso del Giappone per la sua spietatezza. Ora soffre di follia e nell’inverno del 1180, guarda i crani delle sue vittime in agonia e perirà presto. – Un eroico arciere fa un’impressione feroce. I demoni fuggono quando li guarda. – Un samurai valoroso striscia attraverso un tunnel in una grotta sul monte Fuji. La dea della misericordia, Kannon lo vede. Cominciano una conversazione in cui lei loda il suo coraggio.

36 GHOSTS:
Il fantasma di una donna si alza dal pazzo. Una volta fece cadere un prezioso piatto nel pozzo. Ora il suo spirito piange senza consolazione. – Kiyomori era diventato l’uomo più famoso del Giappone per la sua spietatezza. Ora soffre di follia e nell’inverno del 1180, guarda i crani delle sue vittime in agonia e perirà presto. – Un eroico arciere fa un’impressione feroce. I demoni fuggono quando li guarda. – Un samurai valoroso striscia attraverso un tunnel in una grotta sul monte Fuji. La dea della misericordia, Kannon lo vede. Cominciano una conversazione in cui lei loda il suo coraggio.

36 GHOSTS: L'uomo con il naso lungo del monte Hiko, parla saggiamente al generale coraggioso nel mezzo. Due uomini stanno accanto generale Kobayakawa. Mancano del suo coraggio. - La principessa Yaegaki ha sentito parlare di un agguato contro il suo amante. Lo vuole mettere in guardia e prega per un aiuto. La sua richiesta è concessa. Una volpe bianca la protegge. Balla in avanti, come in un gioco di marionette, arriva in tempo e lo salva. - Un poeta trascorre l'autunno in un rudere. I due fantasmi in un angolo scrivono versi. Essi stanno discutendo di una strofe. L'uomo trova la soluzione. - Il ragno gigante vuole prendere il nostro eroe. Lui riesce a sguainare la spada e a ferire gravemente il mostro.

Tsukioka Yoshitoshi: 36 GHOSTS:
L’uomo con il naso lungo del monte Hiko, parla saggiamente al generale coraggioso nel mezzo. Due uomini stanno accanto generale Kobayakawa. Mancano del suo coraggio. – La principessa Yaegaki ha sentito parlare di un agguato contro il suo amante. Lo vuole mettere in guardia e prega per un aiuto. La sua richiesta è concessa. Una volpe bianca la protegge. Balla in avanti, come in un gioco di marionette, arriva in tempo e lo salva. – Un poeta trascorre l’autunno in un rudere. I due fantasmi in un angolo scrivono versi. Essi stanno discutendo di una strofe. L’uomo trova la soluzione. – Il ragno gigante vuole prendere il nostro eroe. Lui riesce a sguainare la spada e a ferire gravemente il mostro.

36 GHOSTS: Il comandante della guardia di palazzo aspettava un mostro. Quando una nube discese, scoccò una freccia nel buio. colpì una bestia con la testa di scimmia, il corpo di un tasso, gambe di tigre e la coda di un serpente. - Il nobile Abe salva una bella volpe dai cacciatori. Poco dopo, incontra una signora volpe. Hanno un figlio. Lei dopo tre anni di felicità lo abbandona e torna alla sua vecchia vita - Il poeta Narihira guarda l'erba nel buio. La vegetazione sembra crescere dal cranio di Ono. - Un monaco non ha ottenuto un desiderio importante concesso dall'imperatore. Si lascia morire di fame. Il suo spirito infuriato si trasforma in ratti. Le bestie distruggono libri sacri e pergamene.

Tsukioka Yoshitoshi: 36 GHOSTS:
: Il comandante della guardia di palazzo aspettava un mostro. Quando una nube discese, scoccò una freccia nel buio. colpì una bestia con la testa di scimmia, il corpo di un tasso, gambe di tigre e la coda di un serpente. – Il nobile Abe salva una bella volpe dai cacciatori. Poco dopo, incontra una signora volpe. Hanno un figlio. Lei dopo tre anni di felicità lo abbandona e torna alla sua vecchia vita – Il poeta Narihira guarda l’erba nel buio. La vegetazione sembra crescere dal cranio di Ono. – Un monaco non ha ottenuto un desiderio importante concesso dall’imperatore. Si lascia morire di fame. Il suo spirito infuriato si trasforma in ratti. Le bestie distruggono libri sacri e pergamene.

36 GHOSTS: un'infermiera prega per la vita di un ragazzo sotto la cascata. - Il tasso si è tolto il suo vestito da prete. Può prendere molte forme. - Una madre protegge suo figlio da un nastro che sembra un serpente - La vecchia donna avida ha aperto una grande scatola. Creature terribili appaiono. Stanno per inghiottirla.

Tsukioka Yoshitoshi: 36 GHOSTS:
un’infermiera prega per la vita di un ragazzo sotto la cascata. – Il tasso si è tolto il suo vestito da prete. Può prendere molte forme. – Una madre protegge suo figlio da un nastro che sembra un serpente – La vecchia donna avida ha aperto una grande scatola. Creature terribili appaiono. Stanno per inghiottirla.

SHUNGA: L’EROTISMO nell’ARTE GIAPPONESE

Hokusai - Sogno della Moglie del Marinaio

Hokusai – Sogno della Moglie del Marinaio

Al contrario dell’Occidente, la rappresentazione dell’atto sessuale nei paesi asiatici era, in passato, cosa comune. Le stupefacenti sculture dei templi indiani di Khajuraho, risalenti all’anno 1000 circa, hanno un aspetto educativo e spirituale. I dipinti erotici cinesi del periodo Ming (1368-1644) sono raffinate opere d’arte in cui gli sfondi dettagliati hanno la stessa importanza dei protagonisti. In Giappone, nel periodo Edo (intorno al 1600), fiorì la moda delle stampe erotiche chiamate “Shunga”. Nonostante fossero ufficialmente vietate dalle rigide imposizioni censorie dello shogunato, la loro diffusione e il loro commercio diventò di moda. Le immagini erotiche venivano stampate su blocchi di legno in formato libro, su fogli singoli oppure, le più preziose, su rotoli.

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“Le romantiche avventure di Man’emon” di Suzuki Harunobu

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“Le romantiche avventure di Man’emon” di Suzuki Harunobu

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“Le romantiche avventure di Man’emon” di Suzuki Harunobu

Gli shunga a volte erano solo dei divertimenti a tema erotico, alcuni venivano stampati a scopo etico/educativo, altri sono dei veri capolavori d’arte. Quasi tutti i più importanti pittori dell’epoca produssero degli shunga a partire da Katsushika Hokusai (1760-1849). Celebre il suo “Sogno della Moglie del Marinaio” che descrive una scena di passione fra una donna e due piovre. Il più famoso Shunga è il libro “Le romantiche avventure di Man’emon” di Suzuki Harunobu (1725-1770). Man’emon, grazie a una pozione donatagli da due fate, è in grado di rimpicciolirsi tanto da poter entrare inosservato nelle camere da letto dei suoi vicini di casa. Le immagini mostrano i protagonisti impegnati ad amoreggiare mentre il piccolo guardone si nasconde nei dettagli del dipinto intento a deriderli o fare commenti sulle loro prestazioni.

Moronobu  5

Hishikawa Moronobu

Hishikawa Moronobu (1618-1694) e Sugimura Jihei (1681-1703) sono fra i più prolifici e famosi creatori di Shunga. I tratti di entrambi gli artisti sono stilizzati ed essenziali. Le loro composizioni sono spesso in bianco e nero e successivamente solo dei particolari vengono colorati a mano, in genere i vestiti femminili.

Anche Kitagawa Utamaro e Torii Kiyonaga, due fra i più grandi artisti giapponesi, dipinsero alcuni Shunga raffigurando l’atto sessuale talvolta  in modo esplicito, altre in modo estremamente raffinato. Utamaro, in particolr modo, seppe definire la sensualità e l’animo femminile. Esemplare il suo dipinto “Lovers in the Upstairs Room of a Teahouse” in cui gli amanti si fondono in un abbraccio uno nell’altro. L’uomo stringe con impazienza la spalla di lei, lei lo accarezza sensualmente attirandolo a sé, ma il ventaglio della donna riporta una frase scherzosa che rende ambigua la scena: “Il becco intrappolato / in una conchiglia / il beccaccino / non se ne può volare via / una sera d’autunno.

"Lovers in the upstairs room of a teahouse" Kitagawa Utamaro

“Lovers in the upstairs room of a teahouse” Kitagawa Utamaro

Il British Museum di Londra ospiterà fino al 5 gennaio 2014 una mostra sui Shunga: “Shunga – Sesso e Piacere nell’Arte Giapponese” la più completa mostra sull’arte erotica giapponese mai allestita.

Hishikawa Moronobu

Hishikawa Moronobu

Hishikawa Moronobu

Hishikawa Moronobu

Sugimura Jihei

Sugimura Jihei

Torii Kiyonaga

Torii Kiyonaga

Sugimura Jihei

Sugimura Jihei

Sugimura Jihei 5

Sugimura Jihei

GIAPPONE ISOLA SADICA: il cinema dell’estremo

Imprint - masters of horror -Takashi Miike

L’insostenibile tortura del mediometraggio “Imprint – Masters of Horror” (2006) Takashi Miike

Il Giappone è l’icona geografica del sadismo. Sarà per i brutali rituali di suicidio dei samurai (“seppuku”), per l’arte di legare le persone con le corde (“shibari”: nato per immobilizzare i prigionieri e trasformatosi in una pratica sessuale), per la tolleranza delle perversioni (incesto e pedofilia, se trattati in modo soft, non sono argomenti tabù come in occidente) e per un’ampia gamma di feticismi. Terra di grandi contraddizioni, orgogliosamente isolata, ha sviluppato un concetto di obbedienza/rispetto basato sulla tortura e sull’umiliazione applicata in svariate forme.
L’arte in Giappone ha sempre esplorato questi territori così ambigui, disinteressandosi dell’aspetto morale, ma indagando, piuttosto, sul piacere di torturare o essere torturati e sulle relazioni fra vittima e carnefice.
Pittura, fotografia, manga e cinema hanno creato il senso “dell’estremo” lontano anni luce dai compiaciuti prodotti occidentali che scambiano il disgusto con il turbamento.
La settima arte ha prodotto numerose pellicole dai contenuti altamente scioccanti, qualitativamente e artisticamente spesso insignificanti, ma talmente brutali e sadiche da risultare indimenticabili.

Shogun's Sadism

“Shogun’s Sadism” – Yûji Makiguchi

E’ il caso di “Shogun’s Sadism” (1976 – Yûji Makiguchi) un film in due episodi, piuttosto malato, ambientato nel Giappone dell’era Edo. Nel primo un sadico feudatario si dedica alla tortura e all’uccisione di cristiani nella sua giurisdizione. Gli inquisitori cristiani dall’altra parte del mondo sembrano dei dilettanti nei suoi confronti. Immersioni in calderoni di acqua bollente, gambe divaricate a forza dai buoi fino a essere strappate, impalamenti e accecamenti con ferri roventi si alternano alla violenza psicologica a cui il potente padrone sottopone un suo funzionario violentandogli di continuo l’amante sotto i suoi occhi. La dolorosa storia d’amore e un breve gesto eroico finiranno con una bella crocefissione di massa.
Il secondo episodio smorza apparentemente i toni macabri del primo, introducendo uno squinternato e buffo ladruncolo che, non avendo i soldi per pagare il bordello in cui aveva passato una notte di spensieratezze, è costretto a lavorarci come servo. Si innamorerà di una prostituta salvandola da morte certa dopo un aborto indotto a calci e ferri. I due scapperanno insieme, ma ben presto saranno catturati. Il castigo che li attende e il disquisire della natura umana da parte del ladruncolo sembrano opera di DeSade. La scena più sconcertante del film è la decapitazione lenta del ladro con una sega, tortura realmente esistita in quel periodo in Giappone. Un rituale che poteva protrarsi per giorni!

Flowers and Snakes 1974

“Flower and Snake” – Masaru Konuma

Flower and Snake” (1974 – Masaru Konuma) è un film piuttosto noto di uno dei più prolifici autori di Pinku Eiga (soft-porno prodotti dalla Toei e dalla Nikkatsu. Visto che in Giappone non è consentita la rappresentazione dell’atto sessuale al cinema, questi film non sfociano mai nell’hard, ma spesso sono dei contenitori di inaudite e fantasiose pratiche feticiste e sado/masochiste).

Un potente industriale giapponese, per evitare il divorzio, fa sequestrare la moglie da un suo impiegato che avrà l’obbligo di educarla all’obbedienza e renderla sessualmente sottomessa. Il devoto dipendente è impotente a causa di un trauma infantile, ma sua madre gli insegnerà numerose pratiche per sottomettere la bellissima moglie del capo. Fra bondage, frustate, clisteri e vermi introdotti nel culo, l’operazione è un successo, tanto che nell’ultima scena la moglie, rivolgendosi alla giovane cameriera preoccupata del suo nuovo stato, le chiede se è sicura che non possa piacerle essere dominata e se intenda provarlo. La scena clou al limite fra Freud e il ridicolo si svolge in una cabina telefonica pubblica. L’impiegato impotente riesce a rimuove il trauma che lo assillava e si mette a fare sesso con la moglie del capo mentre parla con la madre al telefono. Il filo della cornetta strangola entrambi, diventando una scena bondage mentre i passanti guardano attoniti.

perfect education SAGA

Perfect Education Saga: n.1 regia: di Ben Wada – n.2 regia: Yôichi Nishiyama – n.3 regia: Sam Leong – n.4 regia: Toshiyuki Mizutani – n.5 regia: Masahiro Kobayashi – n.6 regia: Kōji Wakamatsu – n.7 regia: Kenta Fukasaku

L’argomento rapimento/sottomissione è ricorrente in tanti film giapponesi tanto da essere il tema della saga “Perfect Education” (1999-2010) composta da sette episodi slegati fra loro. Anche molti grandi registi lo hanno affrontato come Koji Wakamatsu con il bellissimo “The Embryo Hunts In Secret” (1966) e Yasuzô Masumura con il surreale “Blind Beast” (1969).

"The-Embryo-Hunts-In-Secret"

Una scena tratta da “The Embryo Hunts In Secret” di Koji Wakamatsu

Sex and Fury

“Sex and Fury” – Norifumi Suzuki

Sesso, ma soprattutto violenza sono il marchio di fabbrica di Norifumi Suzuki regista amato e copiato da Tarantino. “Kill Bill” non esisterebbe senza il suo “Sex and Fury” del 1973 (il combattimento nella neve di “Kill Bill vol 1” è un omaggio a quello di “Sex and Fury”) La pellicola di Suzuki è stilisticamente eccezionale. Basta vedere i caleidoscopici titoli di testa in cui carte da gioco e fiotti di sangue colorano la scenografia. Il sequel “Female Yakuza Tale: Inquisition and Torture” sarà girato nello stesso anno da Teruo Ishii.

Suzuki

“Terrifying Girls’ High School: Lynch Law Classroom” e “Girls Boss Guerrillia” – Norifumi Suzuki

Violenza e sadismo sono, però, i perni di altri due film culto diretti da Norifumi Suzuki: “Terrifying Girls’ High School: Lynch Law Classroom” (1973) ambientato in un liceo frequentato da sole ragazze e gestito da soli maschi (sconcertante la scena iniziale in cui un gruppo di studentesse mascherate di rosso, per uccidere una coetanea, praticano una flebotomia. La sfortunata riesce a scappare all’operazione forzata, ma finisce per essere buttata dalla terrazza della scuola) e “Girls Boss Guerrillia” (1972) una variazione sul tema delle gang di motociclisti al femminile.

Negli anni ’80 la serie di film horror “Guinea Pig” (ne parlammo qui) cambiò definitivamente le regole del buon gusto, dopodiché effetti speciali e mero voyeurismo splatter prendono il sopravvento, definendo nuovi sottogeneri degni di interesse, ma mai così inusuali e malsani come i loro predecessori.

La produzione di film sado/malati/splatter è infinita e passa da catastrofiche idiozie come “Red Secret Room” (1999) un mix fra il “Grande Fratello” e il gioco della bottiglia, a “Battle Royale” (2000) di Kinji Fukasaku (altro regista idolatrato da Tarantino). Da citare “Flower and Snake” (2004) remake stiloso e noioso dell’omonimo film del 1974, “Grotesque” (2009) uno scontato torture porn tuttora censurato in Inghilterra, “Naked Blood” (2009) in cui tre cavie umane sperimentano a loro insaputa una droga che tramuta il dolore in piacere.

Men_Behind_the_Sun_SAGA

Men behind the Sun Saga

Menzione a parte per una delle saghe più fastidiose del cinema: “Men Behind the Sun”. I quattro film che la compongono sono, infatti, una produzione di Hong Kong con capitali cinesi che, sfruttando il successo del filone occidentale degli Eros Svastica (“Ilsa la belva delle SS”, “L’Ultima Orgia del III Reich”…), fanno una dura propaganda contro il paese del Sol Levante. La storia, più o meno sempre uguale tranne per l’ultimo capitolo, è ambientata durante la seconda guerra mondiale nell’Unità 731 dislocata in Manciuria. Questa unità segretissima (realmente esistita) nata ufficialmente per svolgere operazioni di purificazione dell’acqua, era a tutti gli effetti un campo di concentramento in cui i detenuti venivano usati come cavie per praticare inumani esperimenti medici e testare armi chimiche e batteriologiche. L’Unità 731 fu responsabile di efferati crimini di guerra. Pochi pagarono per questi crimini, molti membri vennero assoldati da case farmaceutiche internazionali e le atrocità del campo di concentramento furono quasi dimenticate. “Men behind the Sun” contribuì a non fare cadere nell’oblio questo orrore. I film sono conditi di scene estreme al limite dell’inguardabile e le leggende, altrettanto fosche, si sprecano. L’autopsia del bambino è vera, così come la brutta fine del gatto sbranato da un’orda di ratti, i ratti poi saranno bruciati vivi. Le scene di finzione non scherzano. Si va dall’uomo che caca fuori l’intero intestino in una camera iperbarica, alla donna a cui sfilano la carne delle braccia come un guanto dopo un processo di congelamento, al becchino che brucia quotidianamente i numerosi cadaveri (storicamente nessuno dei prigionieri del campo è uscito vivo).

Black Sun: The Nanking Massacre” (1995) l’ultimo episodio della serie diretto dallo stesso regista del primo “Men Behind the Sun“, ripercorre un altro atto disumano commesso dai giapponesi in suolo cinese durante la seconda guerra mondiale: il massacro di Nanchino (300.000 civili morti in tre mesi di assedio) in cui fu commesso ogni tipo di insensata atrocità. Lo stile è lo stesso, anche se più documentaristico e girato meglio.

philosophy of a knife

Uno stomachevole fotogramma tratto da “Philosophy of a Knife” di Andrey Iskanov

Sullo stesso argomento “Philosophy of a Knife“: un film russo di Andrey Iskanov che, con la pretesa di essere un documentario sull’Unità 731, mostra quattro ore di atrocità. Filmati d’epoca e testimonianze si alternano a parti recitate. Lo scopo del film è solo quello di entrare nella top 5 dei film più disturbanti mai realizzati. Ci riesce. Visione consigliata a malati di mente.

Film discutibili, forse, per l’eccesso di efferatezze mostrate, ma che, almeno, mantengono vivo il ricordo di stragi poco note perché lontane dal nostro quotidiano.

Sex and Fury

Fotogramma tratto dall’incipit di “Sex and Fury” del 1974

Extreme Japanese Movie Poster

Extreme Japanese Movie Poster: “Battle Royale” Kinji Fukasaku – “Flowers and Snakes” Takashi Ishii – “Red Secret Room” Daisuke Yamanouchi – “Naked Blood” Hisayasu Satō – “Grotesque” Kôji Shiraishi

MAMORU OSHII e SATOSHI KON architetti di catastrofi

“Seraphim - 266613336 wings” di Mamoru Oshii e Satoshi  Kon

“Seraphim – 266613336 wings” di Mamoru Oshii e Satoshi Kon

I progetti incompleti e irrealizzati hanno un fascino enorme. Forse perché la fantasia dello spettatore partecipa attivamente al completamento (soggettivo) dell’opera.
E’ il caso del film “Dune” di Jodorowsky rimasto solo in fase di pre-produzione, o dell’incompleta saga a fumetti “Seraphim – 266613336 wings” di Mamoru Oshii (“Ghost in the Shell“, “ The Sky Crawlers – I cavalieri del cielo“) e del compianto Satoshi  Kon (“Perfect Blu“, “Paprika“). I due maestri dell’animazione contemporanea giapponese, tra il 1994 e il 1995, collaborarono alla nascita di questo ambizioso manga.
La strabordante creatività di questi due mostri sacri (al tempo ancora non ufficialmente riconosciuta) non poteva che sfociare in una collaborazione geniale, ma predestinata a fallire a causa di dissapori fra i due.
Nel 2013 la Panini Comics decide in maniera lungimirante di raccogliere in un volumetto le puntate pubblicate in Giappone.

“Seraphim - 266613336 wings” di Mamoru Oshii e Satoshi  Kon

“Seraphim – 266613336 wings” di Mamoru Oshii e Satoshi Kon

Lo scenario di “Seraphim” è dei più tetri. Una nuova pestilenza ha decimato gran parte dell’Asia e dell’Europa. Per proteggersi da questa epidemia è stato costituito un cordone sanitario militarizzato che da un lato ha creato un continente ghetto a rischio malattia e dall’altro il collasso di tutte le economie a causa dello spostamento dei profughi. La paura dell’infezione porta a ondate di pulizie etniche e al ritorno di istituzioni religiose/militari rappresentate dagli inquisitori.
Gli infetti hanno continue allucinazioni e il loro corpo si deforma tra mille sofferenze in modo spettacolare: sulla loro schiena spuntano le ali!
Tre saggi sono scelti per riaccompagnare una ragazzina nel villaggio natio dove si è manifestata la prima volta la malattia degli angeli. Questo viaggio rappresenta l’unica possibilità di scoprire l’origine e la cura di questa strana piaga, ma intrighi internazionali, segreti religiosi, complotti fra bande allo sbando costellano il cammino della spedizione.

“Seraphim - 266613336 wings” di Mamoru Oshii e Satoshi  Kon

“Seraphim – 266613336 wings” di Mamoru Oshii e Satoshi Kon

Seraphim” fu presentato come il nuovo “Nausicaa della valle del vento” di Miyazaki. Il fatto che sia un’opera incompiuta non fa scivolare il racconto nelle inutili e poco comprensibili complicazioni e divagazioni che spesso caratterizzano i manga. Quel che resta è un’opera complessa, ricca d’azione e molto suggestiva. Un lavoro imperdibile per gli amanti del fumetto.

“Seraphim - 266613336 wings” di Mamoru Oshii e Satoshi  Kon

“Seraphim – 266613336 wings” di Mamoru Oshii e Satoshi Kon

Shinya TSUKAMOTO: attore

Tsukamoto Attore

“Marebito” (2004) Takashi Shimizu – “Dead or Alive 2” (2000) Takashi Miike – “Tokyo Biyori” (1997) Naoto Takenaka – “A Drowing Man” (2002) Naoki Ichio – “Welcome to the Quit Room” (2007) Suzuki Matsuo – “The Most Terrible Time in my Life” (1994) Kaizo Hayashi – “Ichi the Killer ” (2001) Takashi Miike – “Blind Beast vs. Killer Dwarf” (20001) Teruo Ishii – “The Perfect Education” (1999) Ben Wada

Parallelamente alla carriera di regista, Tsukamoto abbina anche quella di attore. Oltre a recitare in quasi tutti i suoi film è molto ambito anche da altri registi, non tanto per le sue doti espressive, quanto per il background che simboleggia. Che si tratti di camei, di ruoli di secondo piano o da protagonista il personaggio che interpreta resta l’uomo mediocre che nasconde qualche temibile segreto. Il suo volto ambiguo e carico di dolore conferisce alle pellicole un’aura malsana. Questo non basta, ovviamente, a salvare pellicole scadenti come “Blind Beast vs. Killer Dwarf” del 2001. Il mitico regista Teruo Ishii morì lasciandoci in eredità quest’ultima opera decisamente amatoriale. (Tsukamoto è il detective Kogoro Akechi, eroe ricorrente nei racconti di Edogawa Rampo)

Nello stesso anno Tsukamoto interpretò un ruolo ben più curioso in un film che diventò subito un cult: “Ichi the Killer” di Takashi Miike. Qui il regista/attore si cala nelle vesti dello sfuggente personaggio chiamato Jijii (nonnetto) l’ambiguo uomo che plagia la mente di ichi per sgominare la banda yakuza di Kakihara.
Ma le strade di Tsukamoto e Miike si erano già incrociate un anno prima per un cameo nel surreale yakuza-film “Dead or Alive 2: Birds”.

Protagonista assoluto, invece, nel criptico horror “Marebito” di Takashi Shimizu (2004). Il regista di “The Grudge” dirige il suo miglior film con Tsukamoto nel ruolo di un cameraman depresso che si avventura nei sotterranei di Tokyo alla ricerca di mitologiche creature che vivono nei labirinti della metropoli.
Tsukamoto è il principale interprete anche di “A Drawning Man” di Naoki Ichio (2002). Un film minimalista e a modo suo poetico che analizza il logoro di una relazione amorosa in un’atmosfera quasi paranormale. Claustrofobico, lento, girato solo all’interno di un appartamento.

Del 2007 la bella commedia nera “Welcome to the Quiet Room di Suzuki Matsuo ambientata in un ospedale psichiatrico femminile. L’ambientazione e l’approccio ricordano un po’ “I’m a Cyborg, but it’s Ok!“di Park Chan-wook, ma senza pretese artistiche. Tsukamoto interpreta l’ex marito della protagonista ricoverata dopo un tentato suicidio. La parte del dottore del manicomio è invece affidata a Hideaki Anno il padre dell’anime “Evangelion”
Suzuki Matsuo aveva già coinvolto Tsukamoto in un suo precedente e dimenticabile lavoro: la commedia adolescenziale “Outkast in love” del 2004.

Tante le comparse di Tsukamoto in pellicole giapponesi pressoché invisibili in Italia. Poche veramente degne di nota tranne “Tokyo Biyori” di Naoto Takenaka (1997) ispirato al diario del fotografo Nobuyoshi Araki, il noir sixties “The Most Terrible Time in my Life” (1994) di Kaizo Hayashi (famoso per il posticcio kolossal fantasy “Tokyo: The Last Megalopolis”) e il pinkuThe Perfect Education” (1999) di Ben Wada dramma erotico che diede il via a una fortunata saga composta da 7 episodi. Il più interessante e complesso è il penultimo diretto da Koj Wakamatsu. Tratto da un romanzo di Michiko Matsuda si ispira alla “Sindrome di Stoccolma” ed è simile a tanti altri film come “Blind Beast”: un uomo rapisce una donna costringendola a innamorarsi di lui.

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